Le mosse di Gabellone e la Taranta alla leccese

Sembrava che la Taranta del centrodestra dovesse rimanere confinata entro i deliri tragicomici di Checco Zalone, invece Antonio Gabellone non solo ci sta provando per davvero, ma è riuscito a portare a casa un risultato niente male: inedita tappa “elaborata” del Festival della Taranta la vigilia di ferragosto, a Lecce, in piazza Sant’Oronzo, con tanto di ensemble e Giuliano Sangiorgi,quest’ultimo chiamato a riprendere contatto, come già in passato, con le sue radici salentine. Una sorta di versione omeopatica del Concertone di Melpignano. Se ancora non possedesse un nano a forma di Gabellone sul balcone, Perrone dovrebbe provvedere immediatamente ad acquistarne uno per gratitudine.
Anche perché con questa mossa l’amministrazione comunale potrà colmare il vuoto doloroso lasciato da “Calici di stelle” e rifarsi di una Notte bianca bruttina come solo le cose senz’anima sanno essere.
Insomma, dopo anni di critiche e di veleni sulla Notte della Taranta il centrodestra cambia strategia – inversione a U – per salire su un carro politico-culturale di sicuro successo. E Gabellone, a riguardo, non lesina certo modestia. Si legge in una nota:

All’importante decisione si è arrivati dopo anni di tentativi più o meno indirizzati da tanti verso questo obiettivo, grazie alla mediazione del presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone. Un fatto importante da rimarcare: l’eccezionale portata culturale del festival La Notte della Taranta, acquisita negli anni dalla manifestazione, arriva al punto di svolta ma anche al punto naturale di guardare al suo territorio, all’intero Salento, senza perdere né radici né connotazione culturale.

E pensare che Simona Manca, durante la conferenza stampa di presentazione della Notte della Taranta (ieri, a Bari), non ha proferito parola a riguardo. Lei, di bianco vestita, circondata da ex e post comunisti, non si è sentita propriamente a suo agio. E’ parsa visibilmente spaesata, tant’è che non è andata oltre qualche frase di circostanza e un avverbio di modo – “convintamente” – ripetuto forse qualche volta di troppo. Ma poco importa, la forma non è sostanza. Non in questo caso almeno, dove ciò che conta è il tentativo del centrodestra salentino di agirare i rancori politico-istituzionali che fin qui hanno contraddistinto il rapporto con una manifestazione nata e cresciuta in ben altri ambiti culturali.

Sia chiaro, niente di cui scandalizzarsi sotto il cielo di luglio, semmai, sarebbe assurdo se tutto questo non accadesse. Ce n’è voluto di tempo. Certo è che l’esperimento Notte della Taranta a Lecce è interessante antropologicamente più di quanto non sia politicamente curiosa l’infatuazione del centrodestra: chissà se e come i leccesi interiorizzeranno l’evento Taranta dopo anni di snobbismo culturale; e chissà che tipo di appeal avrà la sovraesposta Piazza Sant’Oronzo – teatro di tutto e il contrario di tutto -, se avrà o meno la stessa carica suggestiva del piazzale di Melpignano e in che misura ne prenderà le distanze. Insomma, occhi puntati sui contenuti extra che il luogo riuscirà a inserire per rendere il concerto in questione unico nel suo genere.

A proposito di contenuti. La Notte della Taranta, si sa, è un contenitore talmente capiente che, al netto della musica, ognuno potrebbe riempire a piacimento. Come per Piazza Sant’Oronzo anche per le letture laterali del festival vale tutto e il contrario di tutto.
Prendiamo la Regione Salento. Basta poco per immaginare che, letta attraverso lo spioncino dell’indipendentismo, la Notte della Taranta costituisca l’evento emblema dell’identità, per altro in vetrina. In questo termini la pizzica è soprattutto simbolo della salentinità d’esportazione al pari di turcinieddhri, rustici e pasticciotti. Logica conseguenza di questo concentrato di questo pensiero folk-patriottico è la costituzione di una Regione autonoma; solo essa può rendere al meglio le potenzialità di questi simboli. Come noto Paolo Pagliaro, egli sì uomo-simbolo della Regione Salento, porta avanti questo discorso ormai da diverso tempo attraverso le telecamere di TeleRama, la sua emittente televisiva, cresciuta guarda caso grazie e con il concertone di Melpignano.
Di contro, Nichi Vendola ribalta il ragionamento e utilizza proprio la Notte della Taranta per immaginare il mondo come un unico grande paese, che in questo caso è Melpignano (che grande non è ma ospitale sì). Non di esportazione del prodotto o di simboli identitari parla il governatore ma di contaminazione e multicultaralismo. A suo modo di vedere, l’evento Notte della Taranta è il veicolo per fare della Pizzica una circostanza culturale collettiva, che appartiene tanto ai salentini quanto ai giapponesi, anziché agli africani.

In tutto questo, l’occasione per ribadire che il Salento deve aprirsi e non chiudersi e che, soprattuto, fa parte della Puglia, è troppo ghiotta per il governatore. In conferenza stampa, infatti, non se la fa scappare:

La grandezza del Salento passa dal sottrarsi a qualunque pulsione nevrotica. Se il Salento diventa una piccola patria è morto, mentre se diventa una grande patria, un luogo cioè in cui c’è mescolanza, confluenza e meticciato culturale, allora continuerà a essere quella capitale di tante storie, non solo giovanili e popolari. E’ questo il Salento che mi piace e non quello che qualcuno cerca di manipolare con un’idea isterica del localismo.

Prima e dopo la musica tutto questo, che piaccia o no, è Notte della Taranta. Ma sorridete, con un po’ di fortuna potremo assistere a una magistrale interpretazione di una Pizzica di centrodestra cantata da Giuliano Sangiorgi, a Lecce, in duetto con Nichi Vendola. Maestro concertatore, ovviamente, Checco Zalone.

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4 thoughts on “Le mosse di Gabellone e la Taranta alla leccese

  1. E' la stessa storiaccia del Premio Barocco, tolto a Gallipoli e rinfrescato da acquazzoni estivi. Checco Zalone vi punirà! ;D

  2. la notte della taranta è l'evento catalizzatore di tutta l'estate salentina
    l'Evento per eccellenza,
    quello per il quale (ed anche l'unico) senza ombra di dubbio si muovono turisti, e che saggiamente è stato spostato verso la fine di agosto.

    Non concepisco come l'Evento
    non abbia al 27 di luglio
    (ed ogni anno è peggio)
    un calendario già definito
    ospiti ben definiti

    si è dovuto aspettare il 26 di luglio per sapere chi fossero gli ospiti del concertone,
    a tut'oggi a meno di 15 giorni dall'inizio dei concerti non si ha un calendario definitivo con gli ospiti e dove si svolgeranno i concerti satelliti

    questa cosa è SCANDALOSA,
    e siccome reputo 20 centesimi l'unica testata in grado di fare giornalismo vero
    mi aspetto un articolo su questa problematica

    un evento del genere dovrebbe essere annunciato con mesi di anticipo, ad inizio stagione
    e mi dispiace dirlo, pe quanto comrpenda, deve prevedere ogni anno un nome di spicco della musica internazionale commerciale che si confronti con i suoni ed i ritmi di questa terra capace di catalizzare l'attenzione mediatica e di esportare la sua esperienza.

    non capisco come nessun giornale locale affronti queste tematiche.

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