L’estate nel Salento secondo il filosofo Sossio Giametta

Come da molte estati, Sossio Giametta (classe ‘29) è uno dei più fini pensatori italiani, e trascorre le sue vacanze in provincia di Lecce. Giametta ama il Salento e il Salento ama Giametta, anche se il Salento glielo fa sapere in modi meno conclamati degli inviti che questo gentiluomo napoletano giramondo ha rivolto e rivolge a chiunque conosca e stimi: di dare una possibilità alla nostra terra di conquistarlo. Il fatto è che il professor Giametta – prolifico, instancabile studioso del pensiero di Nietzsche, di Goethe, di Schopenhauer – quest’anno ha scelto Castro. E Castro è fatta a scale.

Certo, gli otto volumi in cui ha tradotto in italiano tutto Nietzsche (per Adelphi, anche con Giorgio Colli) non gli pesano mica sulle spalle, mentre sale i gradini che lo riportano alla sua Castro “di mezzo”, fra le rovine dei palazzi della Marina e i nuovi fasti della città alta, appena restaurata. Per di più, mentre lo accompagnavamo a fare il bagno in una delle tante calette del lungomare della Marina, Giametta forse non se ne è accorto, ma una bagnante sdraiata sull’asciugamano leggeva proprio l’edizione di “Umano troppo umano” che lui ha curato. O, forse, se n’è accorto benissimo e anche per questo sale così di buona lena.

Professor Giametta, come è entrato in rapporti col Salento?

Sono da anni amico del Salento. Al centro di questa amicizia, il punto centrale resta l’università, e il professore Domenico Maria Fazio. Io e Fazio eravamo entrambi ricercatori su Nietzsche. Ed eravamo pure accomunati da due recensioni di Luigi Pareyson, che dedicò a due nostri rispettivi libri. “Mimmo” conosceva benissimo la storia dell’edizione di Nietzsche alla quale avevo da poco collaborato. L’amicizia, poi, si è intensificata al punto da fare una prima conferenza insieme. Di lì, il suo primo invito a villeggiare a Leuca, da lui. Era il 2006 quando fui ospite di Mimmo per la prima volta a Leuca, dove conobbi subito molti amici, fra i quali Mario Carparelli. Questo, per quanto riguarda la mia definitiva elezione del Salento come terra delle vacanze. Ma la primissima conoscenza avvenne anni prima, grazie a un mio amico di gioventù, napoletano come me. Vincenzo Coccia, allora, era prefetto di Lecce. Ci eravamo conosciuti anni addietro, mentre provavamo insieme a fare gli umoristi, su giornali satirici. Mi invitò a una vacanza ad Otranto. Ricordo che erano i tempi della pubblicazione di un dialogo, Erminio o della fede, fra Nietzsche e un suo interprete. L’amore per il Salento si è però fortemente consolidato con Mimmo e Santa Maria di Leuca.

Dove aveva vissuto le sue dimensioni “vacanziere” prima di allora?

Il mio luogo delle vacanze era stato l’isoletta di Ventotene, per quasi 25 anni. Poi, anche molta Sicilia, Calabria, isola d’Elba. Com’è la gente del Salento? Sono rimasto subito colpito dalla generosità e dalla gentilezza del popolo salentino, ma anche dalla loro mancanza di puntualità. Io, puntuale, lo sono molto fino a diventare spesso vittima della parola data. Ma non posso non ricordare come il Salento mi abbia riservato una delle accoglienze più commoventi, una volta, all’Auditorium del Liceo Scientifico Vanini di Casarano. “Giametta uno di noi”, cantavano i ragazzi del Liceo, come in cori da stadio. Al termine del mio intervento, tutti i giovanissimi partecipanti passavano a ringraziarmi personalmente. Quella salentina è una popolazione che è generosa di natura.

La novità di Castro. Come sta procedendo?

Castro non la conoscevo per niente e non sapevo mica che ce ne fossero due. La mia casa è in posizione sopraelevata sul porto, a metà fra le sue due dimensioni. Castro alta ha dei panorami meravigliosi e tante attrazioni, come il Castello e gli eventi serali. Mi devo però lamentare – ma non è colpa che della natura, per la mancanza di una bella spiaggia. Da vari giorni, se il mare è mosso, non si nuota bene. E’ stata Carla, la figlia del mio vecchio amico, il prefetto Coccia, a organizzare la vacanza qui con parecchi amici. Carla è stata grande amica di Carmelo Bene (nella vicina Santa Cesarea ho già fatto un piccolo pellegrinaggio beniano) e anni fa mi fece trascorrere un’intera serata con lui, tutta dedicata al pensiero di Schopenhauer, di cui Bene era grande appassionato. Anche se, più volte, durante la conversazione lo dovetti contraddire, perché dava una lettura troppo umoristica del filosofo.

Castro in una frase?

L’acqua pulita è un bene raro.

Castro contro Leuca. O Castro e Leuca?

Castro la preferisco per l’intimità che vi si stabilisce col mare. Ma Leuca per la compagnia. Stasera, ad esempio, a Leuca Tullio Gregory sarà ospite di Jean Robert Armogathe. Gregory, oggi novantenne, fu quello che mi introdusse all’editore Utet. A Castro la popolazione ha motivi di contentezza che non ha altrove, e se ne contenta con più facilità. Ad esempio, ci sono tante belle spianate pubbliche per fare il bagno. Sono di cemento. Anche se la parola cemento fa paura, le tante scalette assicurano un’agevole salita e discesa. Altrove, non ho visto spesso qualcosa del genere.

Una zona più riparata, vicino al porto, è un paradiso per i bambini, che non fanno altro che tuffarsi. Tante belle famiglie, uno spettacolo di pace, gioia e godimento che fa piacere in questi tempi di crisi, di dolori e di attentati. Castro è votata al pubblico. La gente qui ama questo rapporto naturale con l’acqua, un asciugamano e via. E’ cordiale col mare, ne è intima, nonostante esso sia profondo da subito, appena metti il piede in acqua. Ma i massi, lungo le calate, creano a volte anfratti in cui uno si può mettere a mollo. Piccoli spazi protetti.

E a Leuca come era il rapporto col mare?

A Leuca ero ospite delle barche. Era piuttosto viziato. Un amico, Ugo Carparelli, oltre a pescare ricci su ricci, mi riforniva anche di vino bianco a bordo. Il Circolo della Vela di Leuca è frequentato non solo dalle bellezze della provincia di Lecce ma anche da tante personalità internazionali. Vi si organizzano manifestazioni culturali, fra cui la presentazione del mio unico libro pubblicato di narrativa: “Madonna con bambino”. Gli amici Lopez y Royo, a Taurisano, mi ospitarono nel loro giardino stupendo. Avevo una stanza proprio sopra il Circolo e a partire da lì vedevo tutti, durante il giorno e la notte. Castro e Leuca hanno una bellezza comparabile ma diversa. Sono dei centri di vita importanti.

Pensavo al rapporto fra Vanini e Bruno. Sono fortemente apparentati e a volte sembra che uno (Giulio Cesare) sia la continuazione dell’altro (Giordano). E c’è da aggiungere che anche i vaniniani hanno splendidi rapporti coi bruniani. Allora i buoni rapporti fra Bruno e Vanini, e fra bruniani e vaniniani, possono somigliare a quelli fra Leuca e Castro. Linguaggio roccioso per Bruno, difficilissimo da tradurre. Ma una volta entratici dentro, è fatta: è amore. Come ha detto Schopenhauer, solo Platone si può accostare a Bruno per l’insieme di prosa e poesia. Allora, Bruno è Leuca, impenetrabile all’inizio, sia per il paesaggio che per la gente. Castro è più vaniniana, più ambigua, più spigolosa, ma non per questo meno affascinante. Castro promette molto e mi ci sto abituando piano piano. Vorrei conoscerne meglio la parte alta, ma anche Castro Marina riserva molte sorprese.

Un mio obbiettivo è fare il bagno al fiordo dell’Acquaviva, ma ancora non sono riuscito a trovare il momento della giornata più adatto. Troppo pubblico, certe volte.

A cosa sta lavorando in questi giorni di luglio, nella “sua” Castro?

Ho finito da poco un racconto molto singolare. La sua prima parte è dedicata a Sant’Agostino e la seconda a Walter Chiari. All’inizio del racconto si fa una sintesi della storia della filosofia fino ad Agostino. E’ stato Agostino a traghettare il paganesimo nella cristianità, personalizzando l’ontologia di Parmenide, creando un Dio amorevole e provvidente. Il mio racconto nasce da una richiesta duplice da parte del Corriere: una nuova introduzione a una mia traduzione di Nietzsche e un articolo su Sant’Agostino. Sullo slancio fornitomi dalla scrittura del racconto, ho continuato a pensare ad Agostino talmente tanto che gli ho dedicato uno dei capitoli del mio nuovo libro-intervista con Giuseppe Girgenti (anche lui leucano). Tornando al racconto, invece, c’è da dire che è piuttosto autobiografico.

Deriva da una nottata passata in bianco, in cui ho preso in mano il telecomando e ho visto che su un canale trasmettevano una vecchia edizione di Canzonissima, mi pare del ’68. Molto ritmo, all’americana. Man mano venivano fuori degli sketch di Water Chiari, tutti bellissimi. Fatti con grande partecipazione, con passione, col desiderio di dare una bella cosa al pubblico, con generosità. Dando l’anima. Chiari mi ha curato dalla verità e dallo sgomento prodotto in me dalla verità. Si dice che il mondo non sia fatto per l’uomo. Ma Walter Chiari era un uomo che curava l’uomo. È vero, come diceva un francese, che l’inferno sono gli altri, ma è vero anche che gli altri sono una risorsa fondamentale davanti al problema del vivere. In fin dei conti, siamo pur sempre ridotti a noi stessi. Il titolo del racconto è “Noli foras ire”, proprio da Agostino. Si traduce con “Non andare fuori”. Rientra in te stesso.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *