Diossina e Pcb nelle cozze ma è opera del diavolo

 

Ci sono diossine e c’è il micidiale Pcb oltre i limiti consentiti dalla legge. Per questo nel primo seno del Mar Piccolo, a Taranto, non potranno essere prodotte e commercializzati le cozze: sono contaminate con valori di queste sostanze cancerogene che superano il 50 per cento il consentito. Si tratta di una mazzata alla gracile economia tarantina extra-siderurgica visto che il divieto bloccherà praticamente un terzo della produzione dei mitili, con effetti a catena sull’immagine commerciale della famosa succulenta cozza tarantina. La conferma del divieto è arrivata dal tavolo tecnico regionale al quale hanno partecipato esperti del settore e i responsabili delle strutture sanitarie e ambientali della Regione.

La presenza di queste sostanze cancerogene nei mitili coltivati nel primo seno del Mar Piccolo sono da attribuire al deposito di diossine e Pcb sui fondali delle acque che si trovano praticamente a poche centinaia di metri dalla zona industriale di Taranto. Che significa? Significa, a rigor di logica – ma questo il tavolo tecnico non lo dice – che diossina e Pcb sono arrivati da una qualche parte, a meno che non si voglia credere che siano opera del diavolo. Nella sostanza la storia delle cozze contaminate è l’ultimo anello di concatenazioni e inquinamenti ambientali che hanno una loro precisa origine. E’ questa origine che va individuata e smantellata, ma di questa origine i partecipanti al tavolo tecnico non hanno parlato. Tabù.

Si è discusso, invece, dei placebo da somministrare ai produttori e alle maestranze impegnate nella coltivazione dei mitili. Tanto per cambiare si è pensato di istituire un marchio di qualità per le cozze buone (non quelle del primo seno del Mar Piccolo) e la solita campagna di comunicazione e promozione dei mitili di Taranto tanto per alleviare la mazzata dello stop.

Silenzio sul resto. Del colosso della siderurgia non si parla: c’è la solita mannaia-ricatto dell’occupazione. Roba vecchia.

foto – Francesco Archinà