Quella storia tormentata dell’ex base Usaf

Appare improvvisamente sulla scena del dibattito politico brindisino e repentinamente scompare, è oggetto, a corrente alternata, di mirabilanti progetti e di facili dimenticanze. Eppure lei è sempre lì, imponente,immobile a subire gli irreversibili segni del tempo: è l’ex base Usaf di San Vito dei Normanni. Da qualche giorno è ritornata a calamitare l’attenzione delle istituzioni a causa dell’emergenza immigrazione. La Regione ha chiesto l’immediato smantellamento del campo di accoglienza di Manduria che non è in grado di garantire ai suoi ospiti delle condizioni di vita decenti, soprattutto in una stagione particolarmente critica come quella estiva. Si è pensato dunque all’ex base americana quale location ideale. Ma la visita dei tecnici dei Comuni di Brindisi e San Vito, della Provincia e della Regione non ha fatto altro che confermare ciò che tutti già sapevano in partenza: le condizioni della struttura sono disastrose. Non solo è necessario bonificarla dall’amianto (e questo, a quanto pare, è un problema meno grave del previsto) ma si è scoperto che la base non dispone più della rete idrica e fogniaria, completamente cementificata dagli americani prima di abbandonarla per evitare che potesse essere utilizzata da ignoti nemici. Ergo è da ricostruire ex novo. Costi stimati? Almeno 10 milioni di euro di investimenti per ripristinare i 250 stabili al suo interno e un anno di lavori circa (ben più, dunque, dei tre mesi previsti per consentire il trasferimento degli immigrati). E chi li sborserà quei 10 milioni di euro? Il Governo nazionale? La Regione Puglia? La Provincia di Brindisi?: difficile prevederlo ma è una domanda a cui è necessario dare una risposta, e anche in modo rapido.

Intanto la prossima settimana il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli valuterà la fattibilità e i tempi per la possibile riconversione. In questi giorni politici locali e nazionali di entrambi gli schieramenti non si sono fatti pregare nell’esprimere pubblicamente la propria opinione, nel segnalare divergenze di vedute, quando fino a qualche giorno fa tutti erano legati da un minimo comun denominatore: il totale disinteresse.

L’ex base americana ha una storia tormentata che assomiglia molto a quelle telenovelas polpettone sudamericane: amori e tradimenti a go go negli ultimi 20 anni. Ma per capire meglio le sue vicissitudini è utile, ritengo, fare un brevissimo excursus storiografico. Sorta negli anni ’60 in piena Guerra Fredda fu una delle più importanti centrali di spionaggio americano nell’Europa Occidentale. Adottava il famoso sistema Echelon in grado di carpire tutte le comunicazioni satellitari (radio, telefono, telex) per spiare nemici pubblici e amici apparenti. Con la fine della Guerra Fredda la sua funzione inevitabilmente mutò in base logistica di supporto per azioni di guerra, in particolare nei Balcani (Jugoslavia e Kosovo). In pochi anni si verificò un lento ma inesorabile abbandono fino al passaggio definitivo della base dall’esercito americano all’ Aeronautica italiana il 24 luglio 2003.

Dal quel momento gli enti locali si sono interrogati a più riprese su cosa farsene di quel megaimpianto che poteva risultare davvero strategico per il rilancio di tutto il territorio brindisino così povero di infrastrutture. La prima ipotesi proposta, in ordine temporale, fu di riconvertirla in cittadella dello sport per i giovani in stretto raccordo con l’Onu. Ma la proposta non ebbe seguito.

Nel 2007 il sindaco di Brindisi Mennitti inviò una lettera all’allora ministro della Difesa Arturo Parisi proponendo il trasferimento delle principali attività logistiche dell’Onu all’interno dell’ex base Usaf dato che una parte dell’area aeroportuale occupata e interessata all’ampliamento rientrava nel piano di sviluppo della «Città d’acqua» fortemente voluto dall’amministrazione comunale. Il sindaco di Brindisi però rassicurava che la gestione delle emergenze poteva continuare a svolgersi a bordo pista “senza però occupare aree più vaste di quelle attualmente impegnate per assicurare l’imbarco sugli aerei di uomini e mezzi destinati alle varie missioni di pace”. Anche questa possibilità tramontò presto.

Appena insediatosi in qualità di Rettore nel 2007 Domenico Laforgia dichiarò “”Lavoreremo fin da subito affinché l’ex base Usaf di San Vito dei Normanni a Brindisi possa diventare contenitore dell’Università del Salento” senza specificare però in che termini e con che modalità questo sarebbe avvenuto. E soprattutto, con che soldi? Sono passati quattro anni e tutto tace.

Il Presidente della Provincia di Brindisi Massimo Ferrarese propose, qualche mese dopo essere stato eletto nel 2009, di riconvertire la base in un centro di riabilitazione e medicina dello sport e annunciò di aver fatto approntare uno studio per valutare la fattibilità del piano che sarebbe stato consegnato in poco tempo. I risultati non sono ancora stati ufficializzati.

Ora è il turno del centro di accoglienza per immigrati. Sarà questa la volta buona per dare finalmente una nuova identità all’ex base Usaf? Dati i precedenti storici la possibilità, per i nostri amministratori, di sbizzarrirsi con nuove idee e progetti visionari non è poi così remota

Victor Botta

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One thought on “Quella storia tormentata dell’ex base Usaf

  1. L'ex Base Usaf è l'esempio lampante di quanto i nostri politici locali siano così poco propensi al bene del territorio. Ancora un'altra cattedrale nel deserto, ancora una volta l'ombra dello Stato, ancora una volta una propietà delle Forze Amate intoccabile ed invendibile. La soluzione, per chi ancora non vuole uscire dal seminato, stà nella possibilità che sia il privato ad usufruire di queste meravigliose strutture; il territorio a sua volta potrà godere in termini di ricadute occupazionali dirette ed indirette.

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