Il Salento e il flop di un festival rock da rinnovare

A Lecce si dice: quandu è francu, ungime tuttu. Letteralmente: quando è gratis, ungimi tutto. E i salentini si sono fatti ungere a dovere l’ultima sera dell’Italia Wave Love Festival, tagliando gratis alla mano e tanta voglia di riempire uno stadio eccessivo sotto tanti punti di vista. Missione comunque fallita. Per riempire il Via del Mare ci vuole ben altro.
Ma che brutta location uno stadio per ospitare un festival rock. Nel Salento poi. E’ stata una scelta ghettizzante, avulsa dal contesto cittadino, moscia, inappropriata per dimensioni e fascino. Il Salento sa esprimere di meglio. O no? Con le dovute proporzioni l’Ostello della Gioventù di San Cataldo ha saputo essere molto più interessante. Non fosse altro per l’interazione mare-musica-luogo. E allora viva San Cataldo, a suo modo rivalutata dopo la già emozionante consegna del waterfront più stretto (e inutile?) d’Europa.

E’ pur vero, tuttavia, che se prevedi 40mila-50mila persone lo stadio un senso lo acquista. Il problema è un altro: davvero gli organizzatori dell’Italia Wave si aspettavano 40-50mila persone con una line-up così debole come quella di quest’anno?
Nel rapporto di chi serve a chi, l’impressione è che il Salento di luglio avrebbe dovuto fare da traino a una manifestazione ormai in declino da qualche anno. Il che va anche bene, ma se la sostanza manca – leggende del rock a parte – c’è poco da trainare. Forse l’Italia Wave andrebbe rinnovata strutturalmente, rivisitata nei tempi e nei modi. Dopo 25 gloriosi anni forse è arrivato il momento.
Ieri sera il gran frullato. Mezz’ora a testa per nove artisti. Gratis. Non a caso la miglior serata in termini di presenze, quindi la conferma di un flop complessivo non certamente inspiegabile. Di Italia Wave Love Festival, già Arezzo Wave, il suo mito vive più e meglio della sua realtà.
Per tutto il resto, al netto della già omaggiata San Cataldo, viva Lou Reed, viva le sue stonature, il suo “sciarpicio” senile e tutti i suoi sessantanove anni, uno a uno. Viva Waves of fear anche il suo attuale chitarrista e che Dio benedica il violino in Venus in Furs.

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11 thoughts on “Il Salento e il flop di un festival rock da rinnovare

  1. dopo 25 anni di vita tra alti e bassi (ho seguito manifestazioni storiche di arezzo wave), forse è anche normale che ci sia bisogno di dare una rinfrescata a tutto…non incolpiamo il rock di questo "pseudo flop" forse non c'erano quei 50.000 tanto attesi dai botteghini e dalle casse, ma i giovani del rock c'erano eccome, c'erano in quell'angusto spazio dell'ostello di San Cataldo (bella location ma forse non adatta ad un festival rock)…

  2. chi ha parlato di un festival in agonia forse non sa o non ricorda che da Arezzo Wave sono partiti gruppi e musicisti come: Max Gazzè, Jovanotti, CCCP, CSI, PGR, Casino Royale, The Gang, Daniele Silvestri, Elio e le Storie Tese, 99 Posse, Modena City Ramblers, Tiromancino, Linea 77, Meganoidi, Shandon, Tre allegri ragazzi morti, Punkreas, Verdena, Caparezza, Gianna Nannini, Giuliano Palma and The Bluebeaters, Africa Unite, Extrema, Bandabardò, Negrita, Cristina Donà, Negramaro, Piero Pelù, Marlene Kuntz, Morgan, One Dimensional Man, Amari, Eterea Post Bong Band, Fabri Fibra, Samuele Bersani, Carmen Consoli, Subsonica..
    e ancora …Mau Mau, Almamegretta, Afterhours, Agricantus, Frankie Hi-Nrg…
    che hanno suonato accanto a musicisti come David Byrne, Tricky, Nick Cave, Sonic Youth, Moby, The Dandy Warhols, Ben Harper, Ska-p, Boo!, Cypress Hill, Guano Apes, Skin, Black Rebel Motorcycle Club …
    forse basta questo per dire che il rock non è morto e non può morire dietro una disorganizzata organizzazione…attendiamo tempi migliori.

  3. A me il festival è piaciuto. Ho visto le ultime tre serate (ho perso, senza rimpianti, solo i Sud Sound System e Jimmy Cliff). Ho assistito ammirato alle performance dei bravi Bud Spencer Blues Explosion e dei Joy Formidable (bravi anche a reinventarsi in acustico). Ho assistito, totalmente acquisito alla loro causa, allo show dei bravissimi Kaiser Chief. Ho visto, incredulo, un pezzo di storia della musica; un artista che ha dipinto note ed emozioni usando le canzoni come fossero colori e i musicisti come fossero pennelli. Ho visto i Mau Mau e un Daniele Silvestri in forma che magari un bis poteva concederlo nonostante la mancanza di una pressante richiesta da parte del popolo dell' "ungimi tutto". Bello comunque l'applauso per Paolo Borsellino.
    Ciononostante è evidente che qualcosa non ha funzionato. Intanto la location: lo stadio non va bene per nulla. Con tutta quella security poi mancava che ci chiedessero la "tessera del tifoso rock". Poi anche la mancanza di adeguata pubblicità ai concerti principali. Dov'erano i 6×3 di Lou Reed o dei Kaiser?
    Spero solo che questo parziale successo della manifestazione non dissuada gli organizzatori dal ripetere l'esperienza a Lecce. Il Salento la merita

  4. Senza dubbio il miglior articolo che ho letto su questo festiva. Complimenti. Dividere il gusto ed il piacere personale dall'analisi dei fatti è un'abitudine che purtroppo sta scomparendo, mentre trovo quest'analisi molto lucida. Basta prenderla sempre con i Salentini, la verità è che il nostro pubblico non ha voluto comprare un "prodotto" male che evidentemente non valeva il prezzo. Senza contare che con i finanziamenti ricevuti si poteva, si doveva fare di più. Anche la "furbata" di buttarci dentro i poveri Sud Sound System per ammiccare al pubblico di casa si è in realtà ritorta contro gli organizzatori. Comunque io leggendo sui siti ho trovato tantissima gente che commenta, analizza, anche con grande competenza. Questo dimostra a mio avviso che siamo un pubblico abbastanza maturo, che non ha niente da invidiare al resto d'Italia. Tant'è vero che oltre al pubblico locale è mancato anche quello forestiero. Mi auguro solo che se decideranno di rifarlo spendano meglio questi finanziamenti, per portare qualcosa di veramente attrattivo e per fare biglietti gratuiti o davvero "popolari" (5 o 10 €uro). I bei concerti vuoti non servono a nessuno, ne alla cultura ne al business.

  5. a mio modesto parerere se il festival si fosse fatto in emilia o in veneto o nella stessa toscana sarebbe andato meglio come affluenza di pubblico. Pessima la scelta dello stadio ma non si può negare che vi erano gruppi di livello…a mio parere mancava solo un pò di cultura musicale..e pensare che con 50 euro ti vedevi 4 serate di musica di un certo livello…parlerei, invece, dell'apatia leccese o della commerciale abitudine dei ragazzi salentini..

  6. Italia Wave avrà avuto pure dei difetti nella scelta della Line Up, nei costi forse eccessivi ( si poteva evitare la prima serata) ma che vi piaccia o meno ha scelto il Salento come location. Ora speriamo possa rinnovare questa scelta…
    Per il resto i vari festival salentini e pugliesi come Italia Wave, Cube Festival, Day Off, Sud Est Indipendente…per chi come noi non ama il reggae e non va pazzo per la pizzica(che però almeno appartiene alla nostra terra) sono una manna dal cielo. L'occasione di sentirci presi in considerazione e parte di una scena rock/elettronica, quella salentina, che sta crescendo ogni anno portando benefici anche dal punto di vista economico/commerciale all'intera regione(la regione PUGLIA !). Ci sarebbe da dire forse sull'organizzazione( mai visti tanti PASS in mano di chi con la musica non ha NULLA a che vedere) ma a volte è opportuno anche ricordarci di come fossimo messi 10 o 15 anni fa o semplicemente basterebbe spostarsi in un'altra provincia della regione per ritenerci comunque fortunati per il fermento e per la scena che si sta venendo a formare.
    Il disfattismo non ha mai portato a nulla di buono.
    Noi speriamo in una seconda edizione salentina di Italia Wave. E questa volta ci piacerebbe poter dare dei consigli a chi di dovere…piccoli accorgimenti per chi ha a che fare con l'organizzazione di un evento rock in questa terra !

  7. Anch'io spero in una altra Edizione Salentina, ma senza i soldi pubblici, o se ci fossero, con ingresso gratuito o a prezzi "molto" ridotti. Altrimenti questo flop doppiamente costoso (per il contribuiente e per chi ha comprato il biglietto) può tranquillamente migrare da un altra parte

  8. Probabilmente la formula e' al momento superata.Il fatto che in Toscana la manifestazione e' stata di fatto rifiutata doveva far riflettere.Probabilmente gli alti (relativi)costi per i biglietti non mobilitano piu' di tanto i giovani;il pubblico rock e' in diminuzione;la crisi economica morde e non c'e tanta voglia di divertirsi.Ricordiamo che le formule magiche del consenso pubblico sono sempre le solita: PANEM ET CIRCENSES.Quando il primo scarseggia il secondo non entusiasma.
    Inoltre catapultare iniziative senza retroterra adeguato in una realta' non molto popolosa come il salento e' sempre un azzardo.
    Comunque: 35 .000 spettatori in quattro serate ( di cui 3 a pagamento,),non sono,di questi tempi da buttare.
    Piuttosto non mi spiego il fatto che tre concerti siano a pagamento ed uno,nella stessa location no.Mi sembra ovvio che tutti si organizzino per la serata gratuita.

  9. La scelta dello stadio,poi,per una iniziativa nuova sembra molto discutibile,considerando che i nomi in cartellone non potevano proprio essere da stadio.
    E poi, a Lecce,come ci arrivi ?Pochi treni,poche strade,niente voli Low Cost,distanze dal centro-nord impossibili,periodo,meta' Luglio,ancora pieno di esami per liceali ed Universitari.
    Forse una indagine di mercato,in futuro andrebbe fatta a priori.

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