Perché Google+ sarà il social network n°1 per la mafia

A Bari accade che un certo numero di pentiti si accordi sulle versioni da rendere agli inquirenti attraverso la chat di Facebook. L’Ansa la riporta come un’indiscrezione, ma non sarebbe un segreto che indagini a riguardo siano già state avviate. Alcuni collaboratori di giustizia, dotatisi di suggestive identità false (veri e propri passamontagna delle identità digitali, e Zuckerberg solo sa che trucidezza stracult avranno usato in quell’anagrafe virtuale), si comunicherebbero via internet cosa dichiarare a pm e investigatori per essere ritenuti più credibili e/o più pentiti. Rendendo per questo vano il lavoro degli stessi pm.

Pare proprio che le porte dei social network si stiano aprendo sempre di più al mondo diversamente socievole della criminalità e del pentitismo. Naturalmente, se non si dovessero aprire da sole, ça va sans dire che c’è sempre la cara vecchia mano armata. La sfida dunque è aperta non soltanto, come sempre è stato e sempre sarà, fra guardie e ladri, ma anche fra i social network stessi. Ciascun network ha delle caratteristiche che possono essere più o meno allettanti per i pentiti. Facebook ha una chat che funziona senza installare niente sul computer, ma Twitter si presta maggiormente ai messaggi in codice, magari pubblicati come se niente fosse in timeline aperte a tutti.

Eppure, siamo certi che molti pentiti non hanno ancora provato Google+. Non appena si procureranno un invito per testare la nuova piattaforma sociale di Google, basterà far fare loro un giro con lo strumento delle cerchie (che rendono esclusivo per alcuni utenti il contenuto postato). Una volta ribattezzatele coi nomi delle più importanti cosche del loro territorio, sarà un attimo e non vorranno più usare altro.

Ti aggiungerò ad una cerchia che non potrai rifiutare.

Nota tecnica: una volta che un utente ne inserisce un altro in una cerchia, quest’ultimo non potrà farci molto. Potrà anche bloccarlo, ma la parte pubblica del suo flusso sarà comunque da lui commentabile e condivisibile col resto delle sue cerchie. E ancora non sono chiarissime le opzioni per fare in modo che a un utente bloccato sia impedito di fruire dei contenuti del bloccante, se questi vengono condivisi da contatti in comune.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

2 thoughts on “Perché Google+ sarà il social network n°1 per la mafia

  1. la possibilità di creare "stanze" riservate di comunicazione non è certo un'invenzione di G+ e la chat di FB non è certo l'unico sistema di comunicazione messo a disposizione dalla Rete, per cui, perché demonizzare ad ogni occasione i social network? Forse perché adesso va di moda?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *