10 motivi per andare alla Sagra te lu Ranu
Attesa da grandi e piccini come una delle occasioni gastro-folk più importanti dell’estate salentina, la Sagra te lu Ranu a Merine è molto di più che una semplice scusa per realizzare doppisensi su Facebook, chiamandola Sagra dell’Uranio e far ridere i vostri contatti. Ecco dieci motivi per cui sareste già dovuti andarci (anche se, almeno per stasera, fate ancora in tempo a farlo).
10. L’ordine e la disciplina esemplari con cui tutto è disposto. Separazione massima delle carriere fra stand gastronomici ufficiali della sagra, bancarelle etniche, giostre e zozzoni. Vero modello per tutte le altre feste, in cui la fusion fra sapori e odori (umani e non solo) rende impossibile apprezzare le singole attrazioni per quello che sono.
9. La presenza della temutissima giostra denominata “Soyouz”. Non è mica facile vederla dalle nostre parti. Anche il fior fiore delle altre sagre salentine, nel corso della presente stagione, ha preferito limitarsi al “Ranger”, come attrazione di massima pericolosità e vastasaggine. La giostrina in questione, ispirata al nome di un satellite sovietico, prevede che gli utenti si posizionino all’impiedi, e senza alcun tipo di protezione, sulla superficie interna di una specie di pentola rotante, rigorosamente senza coperchio. La forza centrifuga operata dalla giostra permette agli utenti di non cadere, quando la pentolona si alza da terra e si inclina pericolosamente. Da provare.
8. Il fatto che vi stiamo dicendo – ora e valga per tutta la durata della Sagra – non importa cosa succeda e quanto vi scappi, di non entrare nei bagni del Bar Centrale senza aver consumato almeno una bottiglia d’acqua, prima.
7. La Sagra te lu Ranu è l’unica fiera gastronomica del Salento in cui ci si trovi dinanzi ad una effettiva scelta, nel comporre i menù della propria degustazione. Di norma, una sagra, per quanto eccellente possa essere, presenta l’ostacolo della monotematicità. A meno che non vogliate ricorrere alla sicurezza del minimo comune denominatore qualitativo, offerta come sempre dai camioncini zozzi. A meno che non siate particolarmente versati nei tiri a segno e abbiate voglie da gestanti, incentrate sui wafer sparacchiati. Questa situazione merinese deriva dall’astuzia, da parte degli organizzatori, di essersi ispirati genericamente al grano e non a un suo prodotto, nello scegliere il titolo dell’evento.
6. Il fatto che il concerto della cover band ispirata alle sorelle Bertè, la famigerata, brindisina Banda Bertè, si sia già svolto nella serata di ieri. Anche se l’esibizione sul palco della piazza Nuova è stata, come sempre, dominata dalla bravissima Lucia Rollo, non tutti erano convinti che i temi delle canzoni di Mia Martini fossero adatti all’occasione. Fra cui alcuni gourmet che hanno improvvisamente cominciato a ingozzarsi di pittule e a piangere a dirotto.
5. L’area sacra dell’Ajera, presso il centro pastorale don Bosco. Uno si aspetta una cosa spirituale e invece è una sagra nella sagra, un’enclave per iniziati che sanno quello che vogliono ma non sanno come lo digeriranno.
4. E’ saldamente presente la bancarella di Giovanni, l’autorità spirituale salentina sui tiri a segno. L’unico in grado di vantare barattoli di coca cola da sparare in grado di rialzarsi da soli, mediante lo stesso sistema pneumatico che permette il conteggio digitale dei punti segnati. Nonché l’apposito effetto sonoro.
3. Il concerto della cover band ispirata a Claudio Baglioni, stasera nella piazza Nuova.
2. Il privè-giardino di uno dei bar di piazza Nuova, pronto sempre ad accogliervi col sorriso sulle labbra anche se le vostre sono ancora evidentemente sporche di pizzette di provenienza esterna.
1. Il vecchino danzerino. Come lui nessuno mai. Ha animato l’intera serata di sabato, in piazza della Maria Santissima Assunta. Il lato divertentistico della Sagra te lu Ranu. Le sue mosse robotiche o solo ispirate a un twist rivisitato, in breve, erano imitate da un esercito di giovani e giovanissimi che lo hanno elevato a don Lurio della situazione. E’ perennemente in rivalità con un altro signore, più o meno suo coetaneo: l’attempato snodato, che però non riceve le stesse sue attenzioni e lo odia chiaramente. Entrambi, per spirito di superiorità, non partecipano ai trenini.

1 Comment