Prove di sopravvivenza alla Notte bianca leccese

Inutile girarci intorno per timore di essere tacciati per snob: la Notte bianca è una cagata pazzesca. Nella migliore delle ipotesi non ci si diverte, nella peggiore si rischia la vita nell’epica impresa di farsi notare dal banconista di turno, dopo mezz’ora buona di fila, scontrino alla mano, applicato anima e core nell’ingenuotta ambizione di bere una birra (che poi si rivelerà essere l’unica fresca della serata).
La Notte bianca è una sorta incubo felliniano in cui donne procaci e succinte, nani, ballerine ed energumeni col bicipite barocco stile Santa Croce si divertono tantissimo nel solo atto di recarsi da Piazzetta Castromediano a Piazza Sant’Oronzo impiegandoci un’ora e mezzo circa. C’è qualcosa di sadico nella Notte bianca organizzata in un piccolo centro storico come quello di Lecce, qualcosa che va al di là del bene e del male, qualcosa che semplicemente nega i diritti fondamentali dell’uomo.

Per molte persone, nella notte della Notte Bianca si pone il problema della sopravvivenza fisica ed emotiva. Ma mentre per la sopravvivenza fisica basta non uscire di casa, per quella emotiva le cose si complicano. C’è come una sorta di intimo ricatto che coglie nel momento in cui si è fermamente convinti di non prendere parte ai festeggiamenti. Poi l’incertezza: ci sarà un buon motivo per decidere di non esserci o è solo una forma acuta di snobbismo da quattro soldi? Si ha come la sensazione di sputare in faccia all’abbondanza e il dubbio di essere più snob di quanto si fosse mai creduto possibile affetta l’anima come il grissino fa col tonno Riomare. Qualcosa di molto simile è possibile provarla la notte del 31 dicembre e il giorno di Pasquetta.
Ma il momento di debolezza dura poco; il tempo di accorgersi che la tua tranquilla periferia è già invasa da automobili diversamente parcheggiate e di ricevere la chiamata dell’amico che cerca invano di darti un appuntamento: “..i…ediamo…..zza…..lib….ni…mi senti? pronto? pronto?”, che di quell’intimo ricatto non v’è più traccia. Ora è certo: la Notte bianca non mi avrà mai, a costo di guardare le repliche notturne di In famiglia su TeleRama e di annichilirmi con gli attrezzi per addominali di Media shopping.

Perché arrivare a tanto? da dove proviene tanta risoluta sociopatia? Un motivo, a pensarci bene, c’è e non ha a che fare con gli eventi in programma: chi suona, come suona, dove suona, quando suona, perché suona. E’ che la Notte Bianca è coercitiva per definizione. Si impone. Kafkianamente: è come se l’amministrazione comunale imponesse per legge l’obbligo di divertirsi. Ma è un di più, una forzatura, un eccesso che non ben si comprende: esiste già la tradizione – quella religiosa e quella laica – che assolve al compito di imporre il diktat del divertimento come variante controllata del paradigma esistenziale lavora-cosuma-crepa. Ah, se la copeta di Sant’Oronzo sapesse o solo sospettasse che non è più la reginetta dell’estate leccese.

Inutile girarci intorno per timore di esser tacciati per polemici: della Notte bianca non si sentiva la mancanza. Però ce la teniamo. Anche perché i commercianti lavorano, la gente spende soldi, l’economia gira, i musicisti suonano, gli operatori ecologici operano, Sant’Oronzo, da lassù, si sguaria pensando alla copeta che non c’è. Tutti felici, insomma, almeno all’apparenza. E questo è l’importante.
Buona notte Bianca a tutti, allora. Buona notte della Notte bianca. Oppure, come suggerisce il manuale di sopravvivenza al punto sette, buona notte. E basta.

Foto: www.flickr.com/photos/tiziano87

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7 thoughts on “Prove di sopravvivenza alla Notte bianca leccese

  1. E' risaputo che la città di Lecce ha avuto sempre un ruolo parassitario rispetto alla più operosa e creativa provincia. Amministrare il lavoro altrui: al massimo commercializzarlo.
    Ma qui siamo un po' oltre mi sembra.
    Non conosco le ragioni di questa Notte Bianca ma, sinceramente, non ne capisco neanche l'aspetto ludico e spettacolare che, dovrebbe essere alla base di questo tipo di manifestazioni.
    Nate da un idea dell'allora sindaco di Roma Nicolini, rappresentavano un momento di Festa, discussione, incontro organizzato intorno a temi filosofici, poetici, spettacolari…
    Ma a Lecce, si sa, niente di tutto questo è mai attecchito.
    Si è lasciata la città allo sbando senza possibilità di circolare da un punto all'altro, con spettacoli di basso taglio e gastronomie al limite dell'igiene pubblica.
    I commercianti hanno chiuso battenti ….
    questo vorrà pure dire qualcosa…. o no?
    Chi ha orecchie per sentire… ascolti!

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