Ecofesta, marchio per la sostenibilità delle sagre

Uno dei dibattiti insoluti che da anni gozzoviglia sornione nel Salento è quello sul reale valore delle sagre. C’è chi pensa siano un valore aggiunto per l’economia e chi sostiene siano un danno. Chi è convinto rappresentino ancora un’avamposto del folklore perduto e chi le avverte come una zavorra culturale utile a rastrellare qualche euro dal fondo di un barile già vuoto. Una cosa è certa, però: le sagre, tutte le sagre, quelle dove si mangia bene e quelle dove è meglio portarsi il panino da casa, producono, prima ancora che opinione, monnezza. Tanta monnezza. Chili di monnezza.

Ed è sul tratto comune di tutte le sagre del mondo (di cui, pare, il Salento faccia parte), che due associazioni nostrane – Culturambiente e LeMiriadi49 – hanno avuto un’idea brillante ancorché semplice, che è tanto piaciuta anche alla Regione Puglia e al Centro servizi volontariato di Lecce; ma anche a una serie di sponsor privati che hanno rotto il salvadanaio per aiutare a promuovere l’idea. Si tratta di un marchio, Eco-festa, e di una missione: garantire l’ecosostenibilità delle sagre, in primis attraverso una gestione oculata della monnezza prodotta (leggi il progetto).

Il progetto si chiama “La tradizione fa Eco” ed è stato presentato poche ore fa nella sede del Csvs di Lecce. Ebbene, la prima sagra salentina a dotarsi del marchio Eco-festa sarà la Sagra te lu ranu di Merine (8, il 9 e il 10 luglio). Una di quelle che la critica annovera tra le più prestigiose in circolazione e l’indicatore di rifiuti come una delle più affollate. Niente male come evento pilota di un marchio attualmente in cerca di altre sagre diversamente sostenibili da bonificare. Naturalmente, l’invito alla sostenibilità è aperto qualsiasi evento pubblico venga partorito dalle fervide menti dei creativi dell’intrattenimento made in Salento, sia esso di natura enogastronomica o prettamente spettacolare (concerti, mostre, pubbliche iniziative).
Come funzionerà e su che basi teoriche nasce l’idea è tutto scritto nel decalogo del marchio Eco-festa. I pricinpi fondanti sono tre: ridurre, differenziare, informare. Quindi: ridurre gli imballaggi, tornare al vuoto a rendere, incentivazione della mobilità sostenibile, raccolta differenziata, utilizzazione del compost, utilizzazione di stoviglie biodegradabili, smaltimento dell’olio della frittura, creazione di infopoint attraverso cui sensibilizzare gli avventori delle sagre. Il tutto verrà effettuato sotto forma di volontariato.
Troppo bello per essere vero, insomma, tant’è che Don Sandro D’Elia, presidente del Comitato feste patronali di Merine, quando gli è stato  proposto il progetto “La tradizione fa Eco” per la Sagra te lu ranu ha gridato al miracolo.

Roberto Paladini e Ilaria Calò, invece, referenti rispettivamente di Culturambiente e Le Miriadi 49, spiegano che l’incremento dei costi per le sagre e per tutti gli eventi che vorranno dotarsi del marchio Eco-festa sarà solo del 12 per cento. Il problema, infatti, banalissimo ma concreto, è che piatti e bicchieri di plastica costano meno di quelli biodegradabili; e per fare la differenziata ci vuole qualche bidone in più. Non solo. Perché le cose vengano bene sarà probabilmente necessario spendere qualche ora in più per pensare con cura la logistica della manifestazione, giacché un altro dei punti fondamentali del decalogo di Eco-festa ha a che fare con la mobilità. Sostenibile anch’essa, ovviamente.

Alla Regione Puglia l’idea è piaciuta, tant’è che l’Assessorato all’Agricoltura presieduto da Dario Stefano ha contribuito economicamente alla realizzazione del progetto. La cifra è simbolica, siamo sui 5mila euro, ma ha permesso l’apertura di un gruppo d’acquisto per stoviglie biodegradabili (parte delle quali saranno utilizzate nella Sagra te lu ranu).
Da oggi, dunque, un modo per farsi un’idea della qualità della sagra a cui abbiamo deciso di affidare il nostro nutrimento tra folklore e tradizione, sarà anche la presenza del marchio Eco-festa. Tuttavia, corre l’obbligo di precisare che l’ecosostenibilità ha dei limiti ben precisi. Ad esempio, non può trasformare l’aceto in vino rosso né far somigliare la suola di una scarpa in una fettina di cavallo.

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2 thoughts on “Ecofesta, marchio per la sostenibilità delle sagre

  1. a Zollino il 24-25-26 giugno 2011 abbiamo cominciato con la fiera a rifiuti zero. Grazie al contributo della bioplast e di ecogea, aziende operanti nel settore degli imballaggi ecocompatibili, abbiamo servito tutti i visitatori (tantissimi) utilizzando piatti, bicchieri e posate in mater-b, materiale biodegradabile e compostabile.I "rifiuti organici" sono stati poi messi a compostare in compostiere fornite da ecotecnica ed allocate in aree comunali.La Regione dovrebbe sostenere gli sforzi di chi utilizza questi percorsi virtuosi. Il Sindaco di Zollino – Francesco Pellegrino

  2. Sindaco complimenti per l'iniziativa, penso che più se ne creano di questi eventi meglio è, soprattutto perchè sono strumenti molto forti per sensibilizzare la cittadinanza! La Regione ha dato un piccolo supporto alla nostra iniziativa perchè non consiste nel realizzare un'ecofesta, ma nel creare le condizioni per realizzarne molte di più attraverso la creazione di un gruppo d'acquisto per abbattere il costi del biodegradabile! oltre al fatto che informiamo le amministrazioni meno sensibili su tutte le buone pratiche in campo ambientale.
    Noi ci metteremo in contatto quanto prima con lei perchè in questi casi bisogna unire le forze e magari anche la fiera di San Giovanni avrà il marchio EcoFesta, da quello che mi ha scritto ne ha pieno diritto.
    roberto paladini culturambiente

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