Non ve ne siete accorti, ma oggi Schifani era nudo

A vederlo, il presidente del Senato, ha l’aria solenne della seconda carica dello Stato. A sentirlo, Renato Schifani, è un po’ meno solenne della carica istituzionale che si porta dietro. Sarà la tendenziosa ipocrisia di un uomo di governo che va in giro a denunciare la disparità di trattamento tra Nord e Sud e come migliore alleato politico c’ha la Lega Nord, o sarà quella sua retorica no sense del “bisogna cambiare le cose” come se a governare l’Italia negli ultimi sedici anni non sia stato il suo capo; fatto sta che le parole di Schifani sono emblematiche di quanto lesive all’altrui intelligenza possano essere certe ufficiali scampagnate in periferia.

Non che Schifani a Lecce abbia detto cose poco degne di essere considerate condivisibili, tutt’altro. Ma proprio questo è il problema, la piena condivisibilità delle parole spese per la platea salentina. Ha detto:

E’ giunto il momento di dire basta. Nessuno vuole far naufragare i progetti del Nord, ma nessuno può permettersi di mortificare e di avvilire così il Meridione, la misura è colma. Non possiamo consentire che al Nord la rete delle ferrovie venga ulteriormente potenziata con l’alta velocità e con tempi di percorrenza nel tratto Roma-Milano in due ore e venti, mentre il più veloce dei treni disponibili che coprono la distanza Palermo-Catania impiaga quattro ore e 37 minuti.

E sì che giocarsi la carta della propaganda meridionalista al meridione è come segnare un gol a porta vuota, ma se a farlo è un esponente dello stesso governo che sta concretizzando il divario tra Nord e Sud, allora in mente vengono cattivi pensieri. Caro presidente, ci prende in giro? No di certo, Schifani non è tipo da barzellette come il suo principale. Allora viene il sospetto che la carica, la seconda dello Stato, abbia preso il sopravvento sull’uomo.
Così, l’uomo che oggi ha parlato dell’importanza di “adottare criteri equi e validi per tutti” non è lo stesso che nel 2003 intendeva sospendere i processi penali per le cinque più importanti cariche dello Stato. No, la carica di senatore tra i senatori è andata oltre il berluscones devoto, lo ha ricoperto all’esterno come la pastella fritta fa con il gelato.
Ecco, allora, che il gol facile facile rappresentato dal meridionalismo spiegato ai meridionali si trasforma lentamente in un autogol di tacco da centrocampo, qualcosa, cioè, di talmente paradossale da non crederci nemmeno a vederlo, figurarsi a sentirlo.

Schifani è andato giù pesante. Ha parlato dei giovani, del rinnovamento della politica, del ruolo delle istituzioni, dell’importanza della ricerca e dell’Università per il Paese. E, naturalmente, del Piano per il Sud. Accanto a lui il ministro Raffaele Fitto ha annuito. Forse ha pensato che un giorno lo metterà anche in atto questo Piano da 100 miliardi. Chissà. Di certo c’è che Schifani ha suonato la carica.

Bisogna recuperare, dobbiamo farcela. Il Paese ha bisgono di nuovi obiettivi, di nuove speranze. La politica non deve rinchiudersi nei Palazzi o in miopi giochi di potere, ma deve pensare ai bisogni dei cittadini, ai bisogni dell’Italia. Per fare questo occorrono istituzioni autorevoli, i cottadini devono potersi fidare delle istituzioni. Avere fiducia nello Stato vuol dire riconoscere competenza, correttezza, volontà di adottare criteri equi e validi per tutti, volontà di premiare chi è veramente meritevole.

Ma nel momento stesso in cui Schifani ha parlato in questo modo, sono tornati alla mente i giorni convulsi della compravendita dei parlamentari che ha garantito la maggioranza all’attuale governo (Scilipoti docet), quindi l’abisso che esiste tra le ragioni della lotta politica per la sopravvivenza e i bisogni reali dei cittadini (che è tutt’altra sopravvivenza). Sono tornate alla mente tutte le leggi ad personam vendute come riforme utili alla collettività, il bunga bunga, la riforma Gelmini, il ministro Renato Brunetta che insulta i precari e, ovviamente, le recenti indagini sul presunto premier occulto – il faccendiere Bisignani -, che lo stesso Schifani dice di non conoscere. E sarà certamente così.

Scusate la franchezza, ma il re venuto a Lecce a parlare di politica alta era nudo. Forse non tutti se ne sono accorti, ma era propio nudo. Nudo come un re nudo che non si rende più conto di esserlo.

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One thought on “Non ve ne siete accorti, ma oggi Schifani era nudo

  1. fino a circa 20 anni fa, fare politica era una cosa "seriosa", poi è arrivato berlusconi, che ha portato barzellette ed un lessico meno aulico, più comprensibile. E qui c'è stato il primo sdoganamento.

    dopo i modi, si è passati allo sdoganamento dei contenuti: prima dire che uno in politica si faceva i fatti propri era considerato un tabù, ora viene spacciata come una necessità, per difendersi ad esempio dai giudici comunisti. secondo sdoganamento.

    ora assistiamo al terzo sdoganamento, quello della nudità. Questi soggetti si stanno trasformando in tanti Topolanek culturali e vanno dicendo in giro che ciò fa trasparire il loro lato umano.

    E' con la stessa nudità che il sindaco Perrone ha mostrato la sua essenza quando ha detto alla consigliera di opposizione che si lamentava del clima di menefreghismo durante il suo intervento che "lei ha il diritto di parlare, ma non di essere ascoltata".

    Passi che il buon gusto richiederebbe di coprirsi un po' quando si è tra le persone, ma se la nudità di chi sta in politica è quella di Schifani o di Perrone, "annamo proprio bbene"!

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