A Villa Dario i piatti sporchi non si spostano da soli

Chiunque abbia mai cenato in quel paradiso di pineta che è Villa Dario (quasi a San Cataldo, venendo da Lecce) conosce le peculiarità di quel posto strappato per l’orlo della veste al rischio di essere un altro non-luogo. Si parte da subito, con quella tenerissima scritta accanto al cancello: “Villa Dario a riaperto”, felicemente senz’acca, con tutto che è stata vergata al pennello con ottima grafia. Anche se, probabilmente, ogni volta che quel cartello viene letto senza accorgersi dell’anomalia, muore un’insegnante di scuola elementare, non si può non sorridere a quella magnifica ingenuità. Ma il bello viene all’interno, quando non solo si è chiamati ad apparecchiarsi la tavola da soli, ma bisogna anche provvedere allo sparecchio. Sotto l’altra scritta – “Posate qui i piatti sporchi grazie” – si forma presto un altarino di devozione alla dea semplicità.

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Il giudice che si occuperà di stabilire eventuali colpe per lo scempio di piazza Dante a Castro Marina, crollata su se stessa il 31 gennaio 2009, si troverà con un bel grattacapo. Finalmente è stata formulata una richiesta di rinvio a giudizio (via pm Giuseppe Capoccio) per chi, per un soffio, non è anche accusato di omicidio (plurimo) colposo. Ma “solo” di disastro, sempre colposo. Praticamente, sono stati accusati tutti: non sono meno di 15 i rinviati, fra funzionari comunali come Fernando Schifani (ufficio tecnico del Comune) e imprenditori al pari di Gabriele Fersini e Speranzina Antonazzo (Speranbar, il bar “azzurro”), Maria Rosaria Fedele e Marcello Baccaro (Bar Delizia, il bar “verde), Giovanna Lazzari e Martino Ciriolo (Pesca Sport Mare). Si includano anche Luigi Fersini, direttore dei lavori di ampliamento dello Speranbar e Domenico Fersini, titolare dell’impresa che ampliava. Lo stesso vale per il sindaco dell’epoca Giuseppe Coluccia e tutti i componenti della commissione edilizia che approvò i lavori: Rinaldo Coluccia, Angelo Rizzo, Antonio Fersini e Gaetano Ciccarese, meno Angelo Micello, che risultava assente alla seduta incriminata.

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Quasi tutti gli esercizi commerciali succitati si sono dotati già di un’altra sede, a un passo dalla recinzione dello scempio, in appositi prefabbricati funerari, squallidissimi monumenti ai fasti della piazzetta che fu. Speranbar ne occupa una porzione ancora maggiore rispetto a prima del crollo, coi tavolini in plastica che raggiungono ormai il parapetto che dà verso il porticciolo naturale. Solo il Bar Delizia ha avuto la dignità di reinventarsi una presenza, a Castro Marina, completamente differente: si è arrampicata sulla roccia dietro il vecchio banco della frutta della “Nunziatina”, con mirabili terrazze panoramiche a perdita d’occhio.

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