Incarichi-mercimonio per far cambiare partito

Se abbiamo capito bene il mercimonio è il seguente. Al consigliere comunale di (ex) Io Sud Angelo Tondo il sindaco di Lecce Paolo Perrone vorrebbe assegnare la presidenza del Consorzio Asi in cambio del suo passaggio nel Pdl. Obiettivo: indebolire Poli Bortone, potenziale candidata a Palazzo Carafa alle amministrative del prossimo anno. Secondo quanto riferisce la Gazzetta del Mezzogiorno, poi, su questa candidatura di Tondo all’Asi, il centrodestra sarebbe diviso al suo interno giacché a quella carica aspira anche il sindaco di Maglie Antonio Fitto, zio del Ministro, e vicepresidente del Consorzio ai tempi di Carlo Benincasa.
Infine vi sarebbe il corollario del ruolo che il Pd avrebbe in questa storia: favorire in qualche modo lo stesso Tondo con un qualche incarico regionale perché non finisca nelle braccia di Perrone. Per ultima c’è una nota del segretario provinciale del Pd, Salvatore Capone, nella quale in buona sostanza si sostiene la candidatura del sindaco di Maglie “nel solco della concordia tracciato da Benincasa e dal consiglio di amministrazione uscente”.

Ora, di fronte a uno scenario di questo tipo descritto non molto tempo fa da 20centesimi e rinfrescato in queste ore dai quotidiani locali con gli ultimi particolari, un qualsiasi Angelo Tondo del mondo avrebbe avuto uno scatto d’orgoglio a tutela della sua pubblica reputazione. Avrebbe convocato una conferenza stampa con tanto di avvocati per sbugiardare tutto e tutti, e querelarli con richiesta di risarcimento danni milionari. “Ma come si permettono – avrebbe potuto dire un qualsiasi Angelo Tondo del mondo – come si permettono di offendermi, di considerarmi un voltagabbana in vendita per un posto all’Asi o in qualche ente regionale. Io mi chiamo Tondo, non Scilipoti: ho la testa zeppa di progetti politici, rappresento centinaia e centinaia di cittadini leccesi che mi hanno votato alla grande. E quelli – i miei voti – sono voti di vera politica, sono scelte di campo, non hanno niente a che fare con le clientele, figuriamoci”.

Così avrebbe potuto parlare un qualsiasi Angelo Tondo del mondo. Sta di fatto che Angelo Tondo – quello vero – non parla affatto. Invece di indignarsi per quanto si scrive sul suo conto, invece di difendersi per queste gravi accuse (passaggio al nemico in cambio di un posto in un consiglio di amministrazione) lui tace e aspetta. Forse aspetta – posto che nella faccenda ci sia un’ipotesi di reato – che si muova la procura della Repubblica e intercetti gli autori di una qualsivoglia tentata corruzione? Forse.

A meno che, come si sospetta, le cose non stiano diversamente. Che in questo pubblico mercimonio di cui scrivono i giornali non esistano corruttori e corrotti, vittime e carnefici, ma i protagonisti siano semplicemente tutti collusi in un pensiero vergognoso e degradante della politica. Sicché il mercato delle vacche di cui leggiamo nelle intercettazioni di Bisignani, la fiera delle porcate dilaganti, sono diventati così evidenti che non se le nascondono neppure. Si baratta alla luce del sole, si compra e si vende alla luce del sole, con i cittadini a fare da inermi spettatori di uno squallido teatro illuminato da mille spot.

Certo – non siamo nati ieri – e si dirà che sono cose che si sono sempre fatte: figuriamoci. Quello che c’è di nuovo, però, è qualcosa di grave, di molto grave. Una volta il voltagabbana comprato e venduto era comunque marchiato, bandito dalla comunità dei più, allontanato perché politicamente infetto. Ora invece viene presentato come il furbetto, quello che ci sa fare, che sa come vanno le cose. Uno che sa galleggiare, un uomo di mondo. Per cui non c’è niente di cui vergognarsi, semmai è un vanto, è segno di gran navigatore della politica.

E questo vale per tutti. Per chi si fa corrompere e per chi corrompe. Per tutti, senza distinzione. Nel nostro caso un Tondo che passa da un partito all’altro è uguale a un Perrone che foraggia l’operazione. E’ già abbondantemente accaduto nel consiglio comunale di Lecce, e potrà accadere mille altre volte ancora se non si pone rimedio in tempo.
A nessuno degli inquilini di questi palazzi della politica è venuto in mente che per evitare le porcate del mercimonio bisognerebbe passare attraverso il voto dei cittadini. E che il voto dei cittadini non dovrebbe essere inquinato al punto da ritenere un buon acquisto il passaggio di Angelo Tondo da una partito all’altro. Qui c’è davvero il marcio, quello nauseabondo.

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2 thoughts on “Incarichi-mercimonio per far cambiare partito

  1. Caro Mimmo, condivido perfettamente quello che hai scritto e come lo hai scritto, ma con una piccola variante. Per me, nel mercato delle vacche della politica, c'è lo stesso rapporto che c'è fra usurai e usurati. Chi governa ha più responsabilità che potere. Siede su una sedia traballante ed è come un fallito che cerca credito ad un usuraio. Per ottenerlo deve dissanguarsi. Salvo che in politica, chi governa appoggiandosi agli usurai dell'opposizione, dissangua pantalone che paga tutto a piè di lista. Ciao Mimmo, fammi sapere cosa sto sbagliando.

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