Una favola a lieto fine dedicata a tutti i leccesi

C’era una volta una piccola città di un sud di una piccola nazione. La piccola città era amministrata da piccoli politici, i quali avevano l’abitudine di riunirsi di tanto in tanto per decidere il da farsi. C’erano i piccoli politici di maggioranza e i piccoli politici di opposizione.
Inzialmente queste riunioni erano considerate utili per confrontarsi e per scegliere le cose migliori per il bene degli abitanti della piccola città , ma poi, riunione dopo riunione, i piccoli politici cominciarono a stancarsi. Ognuno parlava solo per il gusto di sentire la propria voce e non ascoltava nessun altro se non se stesso; così le riunioni divennero man mano inutili.

Un giorno, a ridosso dell’estate, un piccolo politico si ribellò e pretese di essere ascoltato perché aveva una cosa molto importante da dire, ma il piccolo sindaco della piccola città disse apertamente che la richiesta era inammissibile. “Tutti hanno il diritto di parlare – esclamò il piccolo sindaco – ma nessuno ha il diritto di essere ascoltato”.
Nessuno si ribellò alle parole del piccolo sindaco, così i piccoli politici della piccola città continuarono a fare riunioni inutili in cui tutti parlavano e nessuno ascoltava.

I piccoli giornalisti della piccola città, però, stanchi di assistere a riunioni inutili cominciarono a scrivere che i piccoli politici parlavano senza dirsi niente e che ognuno di loro, durante le riunioni, faceva quello che voleva: chi parlava al telefono, chi mangiava, chi rideva, chi fumava, chi si occupava degli affari suoi, chi non aveva davvero nulla da fare e giacché parlava per il piacere di sentire la propria voce. Tutto si faceva fuorché ascoltare. E decisero di non intervistarli più.
Gli abitanti della piccola città vennero così a conoscenza delle abitudini dei loro piccoli politici. Decisero di recarsi a tutte le riunioni, perché da qualche parte avevano letto che loro, gli abitanti, avevano il diritto di ascoltare le parole dei piccoli politici e i piccoli politici il dovere di dire qualcosa.
Gli abitanti della piccola città si resero conto di persona di quanto avevano scritto i piccoli giornalisti. Videro con i loro occhi e sentirono con le proprie orecchie che durante le riunioni tutti parlavano e nessuno ascoltava. E conclusero che quelle riunioni erano inutili.
Gli abitanti della piccola città chiesero allora ai piccoli politici di essere ascoltati. Colti di sorpresa, i piccoli politici si consultarono tra loro. Fecero una riunione a porte chiuse che durò un anno.
Alla fine il piccolo sindaco spiegò loro che gli abitanti della piccola città avevano il diritto di ascoltare ma non il diritto di parlare. “Questo è il gioco della democrazia”, disse stizzito il piccolo sindaco.
Gli abitanti rimasero perplessi e qualcuno si arrabbiò, ma appena ebbero la possibilità, in un bel giorno di primavera decisero di sostituire tutti i piccoli politici. A quel punto l’ex piccolo sindaco capì per davvero il gioco della democrazia e concluse che era troppo grande per lui e per tutti i vecchi piccoli politici.
Da quel giorno nella della piccola città di un sud di una piccola nazione si stabilì che durante le riunioni dei piccoli politici tutti avevano il diritto di parlare, ma anche il dovere di ascoltare.

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2 thoughts on “Una favola a lieto fine dedicata a tutti i leccesi

  1. una favola dolce, ottimista, anche se l'orco e la paura non si vedono abbastanza (il punto più inverosimile infatti è quello dei giornalisti che si mettono a raccontare proprio e solo quel che vedono e, pazzesco, decidono di non intervistare più i piccoli politici e magari di non riportare più pari pari i loro comunicati…)

  2. Bravo Francesco Lefons. Per quanto mi manchi la mia Citta', ogni tanto mi viene in mente questa messicanite' e la rabbia prevale all'amore. Andassero a lavorare!!!!

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