Allarmi e allarmismi, Gabellone lo fa strano

Intorno alla vicenda dei sette milioni di credito nei confronti del Ministero dell’Interno non esigibile dalla Provincia di Lecce ci sono molte zone d’ombra, a cominciare dallo strano atteggiamento del presidente Antonio Gabellone. Invece di verificare il perché solo dopo dieci anni il Ministero si ricordi che quei sette milioni non possono essere più trasferiti da Roma a Lecce, la prima cosa che Gabellone fa è allertare televisioni e stampa. Ovviamente, la lettura che offre della vicenda è di carattere politico prima ancora che tecnico. A suo avviso, infatti, questa sarebbe l’ennesima prova della scellerata gestione delle precedenti amministrazioni di centrosinistra alla quale lui dovrà porre rimedio. Il solito mantra, insomma.
Nulla si sa, invece, sulla natura di quei soldi che ci sarebbero dovuti essere e non più sono e quali ragioni spingano la ragioneria del Ministero a ritenerli non più esigibili.

Il secondo fatto anomalo è che la notizia del “rischio crac” della Provincia arriva il giorno stesso in cui Paolo Perrone e Attilio Monosi vengono ricevuti dalla Corte dei Conti per fornire spiegazioni in merito alla disastrosa situazione economico-finanziaria del Comune di Lecce. Una strana coincidenza, soprattutto se dovesse esser vero il terzo aspetto particolare di questa storia: ossia che Gabellone fosse a conoscenza della non esigibilità dei sette milioni almeno da un mese e mezzo, cioè da prima che la bozza del bilancio di previsione 2011 della Provincia fosse approvata dalla giunta, così come si vocifera nei corridoi di Palazzo dei Celestini. Se ciò dovesse essere vero sarebbe interessante sapere come mai diventa una notizia solo il 14 giugno.

Gabellone lancia delle accuse molto pesanti alle precedenti amministrazioni. In un’intervista a Quotidiano dichiara – parole sue – che “tutti i bilanci della Provincia dal 2001 a oggi sono falsi”. Compreso quello redatto nel 2010 dalla sua amministrazione, evidentemente, che come le precedenti avevano dato per scontato che quei sette milioni di credito con il Ministero dell’Interno fossero esigibili e quindi posti saldamente alla voce “entrate”.
Sia chiaro, il problema esiste, ma non sembra ricadere nell’alveo delle responsabilità politiche, per altro bipartisan. Qualcosa è andato storto tra le ragionerie della Provincia e del Ministero.
Secondo il consigliere provinciale del Pd Alfonso Rampino, “se un errore c’è stato è di natura contabile”; sempre ammesso che sia la Provincia ad avere torto. Il che è ancora tutto da chiarire, visto che al momento si sa solo di una avviso pervenuto da Roma in cui si dichiara la verità secondo il Ministero. Ecco perché l’atteggiamento catastrofista di Gabellone è sospetto.

Lorenzo Ria, in un confronto telefonico con Gabellone andato in onda su TeleRama ha fatto notare che l’attuale buco di sette milioni – ancora da verificare – si sarebbe potuto coprire viste le chiusure in attivo delle sue gestioni. “Non avrei avuto nessun motivo di far passare come esigibile un credito in realtà non esigibile”. “E lo stesso avrebbe potuto fare Pellegrino – spiega invece Rampino – a parte che per l’ultimo anno della sua gestione”.

Ma l’atteggiamento di Gabellone in fin dei conti stupisce poco. Rientra perfettamente nell’operazione di smantellamento della Provincia di Lecce, così come l’hanno interpretata e gestita le amministrazioni Ria e Pellegrino. Chissà che un giorno Gabellone non decida di darne una sua di interpretazione dell’ente Provincia.

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