E la satira del web uccide tv e barzellette

Chi di risata ferisce di risate perisce. Pare di sentirlo, il grillo parlante del premier Silvio Berlusconi, forse il suo spin doctor (ammesso che ne abbia uno), all’indomani dello schiaffone referendario. “Ti è piaciuto raccontare barzellette? e adesso beccati sta grassa risata”.
Sì, perché il popolo di internet non sa solo indignarsi; sa anche ridere. E di gusto. Mica come quei comunisti musoni che un film non è bello se non è muto e non dura almeno 3 ore mezza.
Il messaggio post referendario e post elezioni amministrative è il seguente: tra la barzelletta berlusconiana e la parodia internettiana è racchiusa tutta la distanza che oggi c’è tra la politica e la società italiane.
Se siamo arrivati al capolinea della saga berlusconiana è ancora presto per dirlo, certo è che il modello televisivo su cui il leader ha costruito il suo successo politicamente rivoluzionario – quella del politico showman (macho e barzellettiere) – è entrato in crisi grazie al web e alla diffusa, orizzontale, creatività comunicativa che lo anima. Si badi bene, la televisione non è stata sostituita, ma è stata affiancata da un altro strumento. Alternativo e del tutto diverso per dinamiche e linguaggi. Scrive Filippo Ceccarelli su Repubblica:

E di colpo, al cospetto di tale imprevedibile effervescenza, mette malinconia la barzellettina del cavaliere, suona desolante come un disco rotto il suo preteso machismo, lascia sgomenti il video imposto ai tg, quel viso terreno, quella pesante tenda gialla che s’immagina polverosa. O forse è solo colpa della tv che in cinquant’anni ha portato all’estremo limite la democrazia rappresentativa, ma poi ha finito per corromperla con i suoi spettacoli, i suoi controlli serrati, i suoi terribili costi; e allora i nuovi media, più che travolgerla, l’hanno presa alle spalle e sostituita.

Non solo. Il popolo di internet è più radical-pop di qualsiasi telespettatore medio. Ormai da tempo, infatti, internet non è uno strumento elitario. Ne segue che saper comunicare sui social media – Facebook e Twitter in particolare – o saper realizzare un buon sito di informazione oggi vale potenzialmente di più di un telegiornale di regime o di un’intervista fiume nella tua rete ammiraglia. Figurarsi in ambito locale, dove la carenza di mezzi e di strutture del mondo televisivo rende il tutto pacchianamente autocelebrativo.
Se oggi Internet ha un vantaggio nella competizione comunicativa e informativa è quello per cui risulta essere un media sui media: i tic, le furbizie, i piccoli inganni dei media tradizionali, ancorati a dinamiche di soggezione politica, vengono individuati e messi alla berlina dagli stessi telespettatori, lettori, radioascoltatori.

La verità è che Giuliano Ferrara, con tutto il suo carrozzone propagandistico (dichiarato) da prima serata, orienta meno coscienze di un retepredicatore neanche tanto bravo che abbia più di 3mila contatti sulla sua pagina fan. Per quanto, visto il diffuso livello di utilizzo dei social media e delle tecnologie a essi connesse, anche i retepredicatori hanno vita dura. Il post grillismo ne è la prova.
La verità è che vista dalla rete la rivoluzione comunicativa di Berlusconi e dei santoni della televisione è già storia: obsoleta quanto gli attrezzi per addominali che ancora sponsorizza su suoi canali. Un po’ triste, come scrive Ceccarelli ma, soprattutto, istituzionalizzata.

Se i referendum hanno avuto il successo che hanno avuto è anche perché la televisione li ha snobbati artatamente. Questo ha lasciato una prateria agli internauti, che hanno così colmato un vuoto di conoscenza sostanziale tra la popolazione, ricorrendo a pratiche anche piuttosto originali di comunicazione. Su Linkiesta Paolo Bottazzini sostiene che

in un certo senso, per le proposte referendarie è stata una fortuna l’indifferenza mostrata dai canali televisivi: la percezione degli spot sul piccolo schermo tende ad essere discontinua e distratta, mentre sul web l’accoglienza riservata dall’utente a quello che ha scelto di guardare è attenta e sostenuta dalla fiducia personale in chi ha inoltrato il link. Dopo 16 anni di istruzioni televisive ignorate, questa volta la comunicazione video ha trovato un pubblico interessato e pronto a condividere le informazioni.

Non solo a condividerle, le informazioni, ma anche a produrle attreverso rielaborazioni e contenuti originali, spesso fatti in casa. E la satira è stata alla base di questa mobilitazione civica. L’arroganza della politica e della televisione, che ha dimostrato in questa circostanza di essere del tutto sottoposta, ha fatto il resto.
Pare di sentirlo ancora il grillo parlante di Berlusconi, impegnato nello studio di nuove campagne mediatiche: comparsate qui, epurazioni là e un bel profilo Facebook aggiornato a dovere da una redazione di giovani creativi. Ma forse è una causa persa. Manca lo spirito. Berlusconi è uomo e politico di televisione.
Il suo parente-serpente Umberto Bossi ha ragione quando dice che il premier non sa più interagire con il suo popolo. Sono cambiati i codici. Meglio riderci su.
A proposito di barzellette, la sapete quella del premier depresso che nonostante tre televisioni ha perso il potere di comunicare?

foto hdur

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One thought on “E la satira del web uccide tv e barzellette

  1. concordo completamente, ma provo ad abbozzare anche un'altra possibilità. Io non credo molto che Berlusconi abbia perso il feeling con il proprio elettorato; piuttosto penso che, per i referendum, sia proprio cambiata la composizione dell'elettorato. Lui ha sconsigliato ai "suoi" di votare e molti di loro probabilmente hanno seguito il suo consiglio. Sopratutto anziani, teledipendenti e persone scarsamente interessate (per indole, per età, per interesse privato) al futuro del Paese. Ma stavolta è probabile che abbiano votato in massa anche tante persone interessate al futuro proprio e del proprio Paese, soprattutto giovani, che usano sicuramente canali informativi più diversificati e che, forse, non hanno mai votato prima per i Rossi o per gli Azzurri. In pratica i nuovi voti, potrebbero aver rimpiazzato (ampiamente) anche quelli vecchi che sono venuti a mancare…o almeno spero!

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