Il principe azzurro coi piedi per terra e i cugini gitani

Nel mare di stabilimenti ultra tradizionalisti o solo ultra disagevoli della marina di San Cataldo, il Lido Ponticello si rivela una rarità per ordine e disciplina. A momenti, se solo il frastuono degli altoparlanti fosse leggermente più forte, sembrerebbe quasi di trovarsi in una di quelle spiaggie di grido collocate fra Porto Cesareo e il mal di testa. Il Ponticello ha due meriti: quello di aver definitivamente lanciato il beach tennis sulla scena leccese e di essere particolarmente eco-sostenibile. Ove normalmente imprechereste contro i soliti racchettonisti o, peggio, qualche odioso e motivatissimo Pelè del bagnasciuga, qui un pratico ghetto sportivo accoglie i più scalmanati e protegge il resto dei bagnanti della loro palle e dalle eventuali rotture delle proprie. Il bello è che questo beach tennis si pratica tutto l’anno ed è un bel modo di instaurare un rapporto continuativo col mare e la sudorazione. Ponticello è particolarmente attento a salvaguardare le dune di San Cataldo e la loro vegetazione tipica, grazie a un lavoro di pulizia delle piante tipiche del litorale nord di San Cataldo.

Cosa si può desiderare di più di un matrimonio in carrozza, con tanto di cavallo bianco, sullo sfondo di un castello medievale a più riprese minacciato dai turchi? Niente, solo che non piova. Non è successo stamattina a Castro. E pensare che il calessino della nostra bella sposa era anche in tinta col quadrupede. Per fortuna, il principe della situazione, ovvero lo sposo, oltre a essere azzurro, era anche un tipo coi piedi per terra. Così ha fatto riparare in men che non si dica tacchi, zoccoli e ruote sotto il cannizzo del Bar Fonte dei Messapi, che sorge giusto davanti alla Porta Terra del borgo antico. Che sogno: un uomo così romantico che ha studiato per conto suo economia domestica.

Serata molto più scalmanata invece, quella che si è svolta ieri, nei nuovi posti a sedere esterni di Doppiozero. Dopo una certa ora, prendono il potere, a momenti anche sul direttore “Orso”, dei musicanti gitani che sono anche occasione di qualche gridolino fra le avventrici. Sono belli, sono bravi e si dicono cugini dei Gipsy Kings. Anche se un noto giornalista televisivo salentino, alla loro dichiarazione di parentela, sostenuto dal rum, ha dichiarato: “Sì, e io sono nipote di Mubarak”. I gitani hanno fatto ballare tutti e tutte sia alle note dei loro supposti parenti, che a quelle di Battisti e di De Gregori, in versione gitanizzata. Dovrebbero esserci tutti i venerdì. In effetti, pare che ci siano tutti i giorni.

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