Casilli candidato sindaco e le primarie pasticciate

 

“Io non lo so se mi candiderò alle primarie a Lecce, non ho ancora deciso”, dice Cosimo Casilli, “certo se io dicessi un no netto, in questo momento, farei del male al Pd e alle stesse primarie”. Il fatto è che la sua, per ora possibile, candidatura contro Carlo Salvemini, sta già scuotendo il Pd leccese (e salentino).Nel quale si apre una riflessione sul significato stesso della primarie. Sono una competizione, certo, ma anche il modo più utile per “rimescolare” tramite il dibattito e la scelta dei cittadini, sensibilità culturali anche distanti e portarle al servizio di una causa comune. Quest’idea, forse, non piace. Nel senso che c’è chi non ci pensa neanche a cedere il passo alle autocandidature e alla selezione dal basso. A questo pensiero si oppongono le perplessità di Casilli. Che, a un certo punto, potrebbe decidere  di non starci.

Lo scontro interno al Pd è cominciato da Gigi Pedone, su Facebook, ed è proseguito oggi su Quotidiano. In una nota il dirigente cittadino del Pd spiega perchè ritiene quella di Casilli una candidatura “non adeguata” (ricordandogli la sconfitta nelle elezioni alla camera contro Ugo Lisi del 2001). Da parte sua, intervistato da 20centesimi, c’è Casilli (supportato da un’altra buona fetta di elettori del Pd) che è indeciso sul come rispondere a questo primo “segnale” di litigiosità.

Emergono due posizioni. Chi crede nella capacità di sintesi “laica” delle primarie e chi – forse involontariamente – le trasforma in terreno di scontro. In questo momento, però, il dibattito ha più il sapore della guerra preventiva che della battaglia politica. E, come è ovvio, nasconde significati incomprensibili ai più.

Casilli, membro della direzione nazionale del Partito Democratico, “fratello” (politicamente) di Enrico Letta, sembra al momento l’unica personalità in grado di imprimere la giusta carica alle primarie leccesi. Il perché è presto detto. È alternativo a Salvemini. E il confronto tra i due sarebbe un vero dibattito tra idee politiche diverse. I profili dei due candidati (uno possibile, l’altro certo) del resto sono ben diversi. E anche l’elettorato di riferimento. In più c’è un altro particolare, non di poco conto. Casilli è un candidato forte. Merce rara negli ultimi tempi dalle parti del Pd salentino. Anche se da parte sua, un po’ a sorpresa, dice:

Certamente non mi considererei il candidato ufficiale del Pd, perché penso che la competizione per le primarie debba essere laica, svincolata dalle indicazioni di partito. Se decidessi di candidarmi, insomma, la mia sarebbe una scelta personale e non riterrei nessuno obbligato a sostenermi, tantomeno gli iscritti o i dirigenti del Pd leccese. La mia unica preoccupazione riguarderebbe le regole della competizione: primarie libere, caratterizzate da un dibattito sereno tra i candidati, senza mai perdere di vista che l’obiettivo comune è battere il centrodestra e non fare guerre interne. Così come vorrei che le primarie fossero caratterizzate dalla sobrietà. Nessun manifesto sei per tre, nessun dispendio di energie economiche da parte dei candidati o dei partiti. Perché quelle occorre concentrarle nella campagna elettorale successiva, contro i veri avversari.

A questo punto, tra un sì e un no da parte di Casilli, c’è solo questo giochetto contro il suo nome da parte dei “demotivatori”. Le cui argomentazioni, in realtà, sembrano deboli. La decisione non è passata dal partito? Le primarie sono aperte e Casilli ha detto di non considerarsi un candidato ufficiale del Pd. “Casilli è lontano dalla vita attiva del Pd”. In realtà è un dirigente nazionale del Pd, è il leader dei lettiani salentini ed ha avuto un ruolo importante ad esempio a Casarano (almeno finchè lì il Pd non ha deciso suicidarsi). Secondo i suoi critici non ha un “forte appeal” comunicativo. In realtà più che l’appeal mediatico, ai cittadini, interessano le capacità, visto che si parla di selezionare la classe dirigente. Poi, “fu sconfitto da Ugo Lisi”.

Beh, all’ultima argomentazione si potrebbe contrapporre la vittoria di Casilli alle suppletive della Camera del 1999 contro Gino Siciliano (An) nel collegio di Lecce, proprio nel momento in cui la stagione del sindaco Poli Bortone sia avviava verso l’apice (alle successive comunali Poli Bortone battè impietosamente Alberto Maritati). In quell’occasione D’Alema (presidente del Consiglio) contrappose la vittoria di Casilli per l’Ulivo alla contemporanea sconfitta dell’Ulivo alle comunali di Bologna. Nell’ottica “perso un feudo della sinistra, conquistato un feudo della destra”. Poi, vero che nel 2001 Casilli cu sconfitto da Lisi. Ma è anche vero che qualche chilometro più in là, nel collegio di Gallipoli, andava in scena la sfida “senza il paracadute” del proporzionale tra D’Alema e Mantovano. E le risorse, i mezzi, l’impegno dei dirigenti del partito, in quell’occasione, furono spese più a Gallipoli che a Lecce. A Lecce città poi, Cosimo Casilli, fu il candidato consigliere più votato nel centrosinistra nelle elezioni del 1998, quando la Poli battè Salvemini, con circa 800 voti.

Allora perché questa ribellione nei confronti della possibile candidatura di Casilli? Pedone, frisulliano, certamente rappresenta il disagio di un’area che al momento vive un qualche complesso di marginalizzazione. E poi, se è vero che le primarie diventano motore del cambiamento solo quando danno vita a una mobilitazione totale delle aree del centrosinistra, nulla impedisce alle aree “scontente” di esprimere candidature proprie. Di certo il “laicismo” con il quale sia Salvemini che Casilli hanno annunciato di voler perseguire nella propria (eventuale) campagna elettorale, lascia spazio a tutte le espressioni. A meno che non ci sia qualche altro nome che ancora non è venuto fuori. Ma questa sarà storia futura.

Da parte sua Casilli dice

Se ci fosse un altro nome di fronte al quale mi si chiedesse di recedere per il bene del Pd io sarei ben contento di farlo. Detto ciò penso che una mia eventuale candidatura farebbe bene anche a Carlo Salvemini, nell’ottica di competere all’interno di primarie vere, per poi passare, il giorno dopo le elezioni, a lavorare come è logico tutti insieme contro il centrodestra. Di certo io non chiederò, se dovessi candidarmi, a Enrico Letta di venire ad aiutarmi per le primarie, né a Pierluigi Bersani. È giusto che loro vengano dopo, a sostenere chiunque le vinca le primarie”.

La decisione finale, Casilli, non l’ha ancora presa. Ci tiene a precisarlo più volte durante l’intervista. In fin dei conti non c’è dubbio che candidarsi a sindaco di Lecce, per chiunque faccia parte del centrosinistra, è un fardello, tanto quanto è rischiosa la prospettiva di non farcela di fronte all’armata del centrodestra. E anche di fronte alle continue fronde interne e ai più o meno feroci distinguo che anche in questa vicenda stanno indebolendo il Pd salentino.