Il popolo (è) bue – Parte seconda

E va bene, lo ammetto, il pezzo sul popolo bue era solo una scusa per parlare male dei giornalisti. Anche i riferimenti a Gesù di Nazareth o ai pogroms erano piuttosto pretestuosi. In realtà, in tutti i casi, una più accurata ricognizione storica ci può raccontare della irresponsabilità delle classi dirigenti e dei suoi manutengoli. Eccetto che per i fans di Mino Reitano e dei Negramaro, le persone sono in grado di compiere scelte razionali e di buonsenso. Sono i governanti che aizzano facili odii e radunano branchi efferati di aguzzini.

Una volta smaltito il mio senso di colpa per aver fatto una generalizzazione impropria, ritorno alla mia abituale scuola di denigrazione, prendendomela con una tipologia antropologica per volta: oggi è il turno dei giornalisti DE sinistra+loro lettori affezionati. E la mia lectio denigratoria prenderà le mosse da un brano tratto da Repubblica di sabato 28 maggio 2011 a firma di Filippo Ceccarelli (“Su Facebook gli italiani chiedono scusa a Barack per il Cavaliere spudorato”). Il canone letterario della “Irresistibile Requisitoria Ultimativa Contro Silvio B.” ha ormai fatto il suo tempo, ripropone sempre gli stessi ingredienti (la stessa patetica scansione di indignazione/qualunquismo/confusione intellettuale/assenza di prospettiva politica), ha perso tutto lo smalto. Come ogni sequel, dunque, delude. Come ci hanno deluso le imitazioni di Pierino, e le parti II dell’Allenatore nel Pallone e Febbre da Cavallo.

A un certo punto del pezzo, il nostro tardo-anti-berlusconiano scrive: “Tornano in mente lo strillo davanti alla regina Elisabetta, i complimenti fuori luogo a Michelle Obama, le spiritosaggini da playboy con la presidente finlandese, le disquisizioni sulla bellezza della conquista femminile davanti a Zapatero, il mimo di un fucile mitragliatore rivolto a una giornalista russa, un leggio clamorosamente abbattuto alla casa bianca per andare ad abbracciare Bush, la richiesta in diretta di numero telefonico a una graziosa annunciatrice di una televisione del Maghreb”.

Verrebbe da chiosare con un solenne e ben scandito: “e sticazzi?”. Scusa, Ceccarelli, ma di cosa stai parlando? Tu, e quei cretini che hanno chiesto scusa a nome dell’Italia a un tale che amano solo perché è un uomo di colore stranamente potente, ma che per le sue innumerevoli cazzate non ha mai chiesto scusa a nessuno, di che cosa state parlando? Niente da fare, questa è una tipica manifestazione della S.T.S.S. (Sindrome Tricologica da Superficiale DE Sinistra).

Tutte le gag menzionate sono sciocchezze senza importanza, che solo il conformismo da processione di questo paese può mettere negli annali della vergogna. Altri più saggi dimenticherebbero dopo pochi secondi. Anche gli avversari più accesi, solo se saggi e con qualcosa da dire. Ma la sinistra popolare di questo paese, che si riempie la bocca di parole d’ordine prive di significato come “noi semo la ‘bbbase” e “volemo er ricambio ‘gggenerazzzionale”, accompagna feretri quando fa politica, e se diventa stranamente allegra vuol dire che ha bevuto Tavernello mischiato a hashish tagliato con la crema di scarpe, e in capo a un paio d’ore starà male peggio di prima.

Non sorprendiamoci se poi Giuliano Ferrara tira fuori una storia tipo: “Silvio è il San Francesco della modernità. Riscopre il potere del riso, dissacra la pompa lugubre dei pre-potenti, invita alla gioia e alla vita”, e cose di queste genere. Se qualcuno me lo chiede, HA RAGIONE FERRARA! HA RAGIONE FERRARA!

 

P. S. e fu così che anche stavolta, per andare appresso alle innocue amenità di un coglione coi soldi, che non fa male a nessuno, ci siamo persi una cosa che valeva la pena denunciare con tutta l’energia che voi, intellettuali con la S.T.S.S., utilizzate solo per un paio di corna in una foto di gruppo: Borghezio, quell’otre gonfio di merda, ha definito Vladic, il macellaio nazista di Srebrenica, un “eroe nazionale”. E Mladic, il macellaio nazista di Srebrenica, si è aggirato per 15 anni indisturbato per il suo paese, anche mentre l’amico degli afghani, presidente degli Stati Uniti, ma Nero, veniva premiato col Nobel per la pace. Buon sonno, compagni.

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One thought on “Il popolo (è) bue – Parte seconda

  1. questo post mi sembra "superficiale": di che cosa parla?
    se avessi un decimo dell'umiltà (e della cultura) di Ceccarelli potresti almeno provare ad argomentare meglio la tua tesi, invece sembra che tu abbia scelto un bersaglio a caso, e hai scelto quello sbagliato

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