Confindustria Lecce impantanata nella crisi

Nessun progetto, nessuna visione strategica, nessuna prospettiva di lavoro; solo tanta retorica. L’Assemblea pubblica di Confindustria Lecce è scivolata via scialba. Politica e impresa si sono incontrate come accade in una rimpatriata tra amici venuta male: con un certo imbarazzo. Per altro il centrosinistra, fatta eccezione per Loredana Capone, ha completamente disertato l’appuntamento.

Non è stato certo il debutto che sognava Piernicola Leone De Castris, eletto sì a larga maggioranza (509 voti su 538), ma poco gratificato nel suo primo giorno ufficiale da presidente dalla scarsa partecipazione dei suoi colleghi e dalla modestia del dibattito. Nemmeno la presenza del ministro Raffaele Fitto ha spinto gli imprenditori al di là di una sparuta presenza di circostanza. Il che se non è strano quanto meno è anomalo. Sintomatico.

Fitto, suo malgrado, ha parlato di fronte a una platea annoiata e ormai decimata. Miglior sorte non hanno avuto prima di lui il sindaco di Lecce Paolo Perrone, il neo presidente di Unioncamere Aldredo Prete, la vicepresidente della Regione Puglia Loredana Capone e lo stesso Leone De Castris. Ma se gli imprenditori presenti erano pochi, i più volenterosi non sono stati premiati dalla qualità del dibattito.
In questo scenario i temi caldi della politica e dell’economia salentina sono rimasti in un angolo a dispetto delle tante parole. Insomma, un’occasione persa. Eppure di cose da dire ce ne sarebbero state, ma niente, il guizzo non è arrivato. Così, anche l’annuncio di un nuovo call center leccese targato Comdata è stato salutato con gioia. A dare la lieta notizia Paolo Perrone, che ha perorato la causa dei giovani-salentini-efficienti-telefonisti. Ma si può gioire per un nuovo call center? per nuova precarietà, per nuova sotto occupazione intellettuale?

Unanime la domanda tra i presenti: quand’è che si dirà qualcosa? E’ necessario attendere il turno di Aldo Bonomi, numero due di Emma Marcegaglia, per ascoltare le prime ipotesi di lavoro per uscire dal pantano: reti d’impresa. Il messaggio è: care piccole e medie imprese, unite gli sforzi per sopravvivere e, giacché siete salentine, guardate con attenzione i mercati mediterranei. Bonomi come un alieno. D’altra parte, gli imprenditori salentini non hanno mai sentito parlare di “reti d’impresa” e qualcuno, sottovoce, lo ha ammesso candidamente.
La presenza di Bonomi, tuttavia, con i suoi esempi e i suoi riferimenti alle esperienze imprenditoriali venete declinate con forte accento bresciano, è servita a ribadire quanto il tessuto imprenditoriale salentino sia lontano da una prospettiva di cooperazione. C’è chi dice manchi la mentalità. E sia.

C’è poco da fare, i tempi in cui le Assemblee pubbliche di Confindustria Lecce si organizzavano nell’atrio di Palazzo dei Celestini e si invitava Luca Cordero di Montezemolo a suonare la carica dell’imprenditore senza macchia all’assalto della politica sonnacchiosa sono ormai lontani ricordi, lontanissimi ricordi. Non tanto perché eccessivamente vecchi – si parla di non più di quattro anni fa -, quanto più perché appartenenti a tutt’altro spirito.
Inutile negarlo, qualcosa è cambiato in profondità nella pancia del tessuto imprenditoriale salentino. Sarà la crisi, sarà che i nostri capitani d’impresa sono un po’ depressi o sarà che sono depressi per via della crisi; ma ciò che all’Hotel President non si è visto e, soprattutto, non si è ascoltato ha un che di preoccupante.

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3 thoughts on “Confindustria Lecce impantanata nella crisi

  1. perchè meravigliarsi dell'assesnza del centro sinistra?…….era un'occasione in cui ci si poteva esporre a parlare di qualcosa di concreto……"mica siam qui a fare la ceretta a Lucio Dalla con il chewing gum" come dice il buon Crozza!

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