La Ciclofficina si attrezza e parte dall’Università

“La bicicletta è un mezzo a dir poco straordinario. Il suo passeggero è anche il suo motore”.

Da oggi è ancora più vero anche a Lecce. Dove ha inaugurato la prima Ciclofficina cittadina. Non aspettatevi uno di quei centri sociali a tema ciclistico alla romana (come quello di via Prenestina, il più famoso di tutti). In un garage del vecchio plesso Codacci-Pisanelli dell’Ateneo salentino (quello di viale dell’Università) non avverranno probabilmente feste a tema con gare a chi ce l’ha più lungo (il telaio).

Piuttosto, la prima Ciclofficina di Lecce – cui ne seguiranno altre e anche una cielo aperto, mobile – grazie in particolare alle idee e agli sforzi di Filippo Tito (fondatore dell’Associazione Radici, di CicloMurgia e vulcanico esploratore di possibilità per la mobilità sostenibile, soprattutto se ciclabile) – è uno spazio molto più concreto, nato per risolvere agevolemente i problemi dei ciclisti leccesi, che sono tanti, anche se costretti quotidianamente all’umiliazione di minuscoli ghetti senza cancello dei pochi tratti di pista ciclabile. O, più semplicemente, alla strofottenza perfino dei pedoni, manco avessero un Suv, nei confronti delle loro basilari esigenze di spazio e di movimento.

Fortuna che, durante tutto il corso dell’inaugurazione dell’officina, in cui erano presenti Guglielmo Minervini (assessore regionale alle mobilità), sindaco di Lecce Perrone e rettore dell’Università del Salento Laforgia, non ci eravamo mai sentiti così lontani dal ricordo di vivere in una foresta di pali per filobus atrofizzati. Così lontani dalla realtà in movimento circostante, eppure per niente fermi.

Tutti sono chiamati a dare una mano in una Ciclofficina, soprattutto i “clienti”. Virgolettati perché, si sappia, tutte le riparazioni della Ciclofficina saranno gratuite, gestita com’è da VeloService in collaborazione con Ruotando e coi finanziamenti della Regione (tramite il progetto “CicloAttivi Università”) – eravamo un po’ in sella anche noi, che pure eravamo venuti in auto perché la bici ce l’hanno rubata da poco. E anche i professionisti in completo che si facevano largo fra gli studenti per vedere se c’era tempo per una registrazione di freno, sapevano che lo facevano a rischio e pericolo dell’immacolatezza dei loro polsini.

A pronunciare la frase che fa da esergo a questo post è stato un premier australiano di qualche anno fa, uno piuttosto illuminato, che delle due ruote apprezzava prima di tutto la semplicità. Oggi pugliesi e leccesi scelgono modi e nomi più complessi di dire la stessa cosa. Cicloattivi Università, Programma CreAttivaMente, VeloService, Ciclofficina, Ruotando, CicloMurgia: c’è da farsi venire un cerchione alla testa. Fra Assessorato regionale, Università e Comune, ci si è evidentemente sbizzarriti.

Ma ben venga questa selva oscura di onomastica progettuale se tutto concorre a reinterpretare ancora una volta lo stesso concetto che aveva a cuore John Howard: esaltare l’intelligenza, la praticità e la convenienza di un mezzo di trasporto come la bici.

Se davvero ne saranno realizzate presto altre due, di queste officine, e anche una mobile di piazza, com’è stato annunciato ieri alla tavola rotonda che ha preceduto l’inaugurazione (“Hai voluto la bicicletta?”), alla presenza di Udu, Progetto Universitas e Le Miridiadi 49, c’è davvero da sperare che sempre più pali verranno dimenticati.

Insomma, ogni giorno può essere speciale se c’è il sole e si ama muoversi in bicicletta. Ma da oggi potrà essere speciale anche forare o rompere il cambio, se la soluzione è ritirarsi per qualche minuto in quell’angolo di iniziativa politica che non solo funziona: ripara.

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2 thoughts on “La Ciclofficina si attrezza e parte dall’Università

  1. Quando ero a Milano, frequentavo spessissimo la ciclofficina de "La Stecca" ed è uno dei più bei ricordi che ho portato con me, qui nel Salento.

    Oltre ad imparare un sacco di dettagli del fantastico mezzo a due ruote, ho scoperto un senzazionale modo per stare meglio con me stesso, per scaricare il nervosismo. Ne farò un libro, prima o poi, ho già il titolo: "Lo zen e l'arte della riparazione della bicicletta".

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