In mostra la Puglia dell’Unità. Nel Sud dimenticato

Esplorare le radici storiche dell’Unità d’Italia vista dalla Puglia e dal suo popolo, che tanto hanno contribuito al processo unitario con generosità, sacrifici, sangue. E’ il fulcro tematico di “Visioni d’Italia”, mostra itinerante dedicata alla memoria storica dei 150 anni dell’Unità d’Italia colta dall’ottica del Sud e dei suoi abitanti, ma soprattutto, delle persone senza volto e senza voce che hanno fatto la storia del Paese.
Tuttavia non dev’essere stato facile, per gli ideatori della mostra, coniugare la spinta iconografica e autocelebrativa con le contraddizioni insite nel processo di unificazione, che fu difficile e sanguinoso in particolare per il Sud Italia. La storia, spesso, non è quella che leggiamo nei libri di scuola. Il brigantaggio, ad esempio, viene generalmente classificato come un fenomeno di banditismo che insanguinò il Mezzogiorno dopo l’unificazione, ma in realtà i briganti non erano altro che contadini affamati che si ribellavano alle tasse oppressive imposte dal neonato Stato sabaudo. Oppure la questione meridionale, che vide il Sud martoriato e impoverito dalla crisi economica con i suoi figli costretti a emigrare al Nord in cerca di futuro, proprio all’indomani dell’unificazione. La storia dell’Unità d’Italia non è stata una passeggiata per il Mezzogiorno. E le parole scritte sull’album degli ospiti di “Visioni d’Italia” da Nichi Vendola, che ha inaugurato la mostra alla stazione di Bari, sono eloquenti. “Visioni, memorie, narrazioni, fotogrammi del dolore e della speranza, volti e corpi di un Paese che cerca luce, di un Sud che cerca di mettersi in piedi, il nostro molteplice, lungo ieri. Senza questi semi, senza tutti i nostri album di famiglia e di famiglie non c’è patria, non c’è matria, non c’è senso, non c’è futuro”.

Il treno dedicato ai 150 anni della storia dell’Unità d’Italia approda alla stazione ferroviaria di Lecce fino al 15 maggio. 500 i ritratti fotografici in esposizione all’esterno e all’interno di un treno merci immortalano i momenti storici salienti che hanno portato alla nascita dell’Italia, ritratti di figure-simbolo che hanno fatto la storia del Paese, fotogrammi di suggestive scene collettive di emigranti, di piazze gremite, di sbarchi di profughi. E’ possibile fruire anche di filmati provenienti dagli archivi delle Teche Rai e da Cinecittà Luce. Ampio spazio anche alla musica e al cinema, con supporti multimediali che permettono l’ascolto di eventi storici oltre che di musica d’epoca. Ma vi sono anche installazioni che trasmettono scene tratte da film magistrali come il capolavoro del neorealismo “Roma città aperta” di Roberto Rossellini.

“Visioni d’Italia” si apre con il giuramento della Giovine Italia di Giuseppe Mazzini letto in video da Michele Placido. Lungo il treno merci è possibile ammirare una lunga galleria di fotografie – provenienti da musei, archivi storici, istituti, fondazioni – disposte in un definito percorso tematico e cronologico. Dai ritratti legati agli eventi del Risorgimento ai personaggi storici come Garibaldi, Mazzini, Manzoni, ai manifesti di opere musicali come la Turandot di Puccini. Dallo struggimento evocato da immagini di donne col fazzoletto in testa sedute sulle valigie di cartone, a visioni corali di donne che sostituiscono gli uomini impegnati al fronte durante la Grande Guerra.
Ritratti del cambiamento degli scenari urbani, dell’industrializzazione, del cambiamento del costume, come ad esempio la nascita della radio o la catena di montaggio della prima macchina da scrivere Olivetti, che prima era la “Lettera 22”. Di notevole suggestione è la fotografia che ritrae la riunione dei sindacati rivoluzionari del 1921, con Giuseppe Di Vittorio in prima fila. Scene sul fronte della Seconda Guerra Mondiale, o la disperazione dipinta sui volti dei migranti meridionali. Gli “angeli del fango”, che salvarono i manoscritti e le opere nel 1966 durante l’alluvione di Firenze, le bandiere rosse dei giovani sessantottini, il ritratto di Ernesto Che Guevara. Fino ad arrivare all’attualità, con immagini di manifestazioni ambientaliste o le proteste dei No Global e la morte di Carlo Giuliani durante il G8 di Genova nel 2001.

Focus della mostra è la Puglia, che tanto ha contribuito al cambiamento della storia nazionale con grandi opere come l’Acquedotto Pugliese, o lo sviluppo industriale a Taranto, con l’Ilva che però ha deturpato il territorio e strappato tante vite. Grande anche la generosità dei pugliesi che hanno accolto i profughi albanesi durante i drammatici sbarchi del 1991. E gli artisti pugliesi del calibro di Domenico Modugno, Tito Schipa, Carmelo Bene, solo per citarne alcuni.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *