Clientele di destra e clientele spelacchiate di sinistra

Aveva ragione il grande vecchio della canzone d’autore italiana, De Gregori, quando deprecava quelli che dicono “tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera”, che vogliono ottenere solo uno scopo: “convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera”. Mica sono tutti uguali, loro, i politici. Senza scomodare i teorici come Bobbio o Revelli, arrovellatisi intorno al dilemma “destra-sinistra”, c’è un terreno su cui si misura con patente evidenza che destra e sinistra nel nostro paese sono due cose radicalmente diverse.

Questo terreno è la pratica della clientela. Lungi dall’essere abbandonata con la fine della Prima Repubblica, la clientela è un campo dissodato con cura, in cui prosperano rigogliose le antiche generazioni politiche del Paese e si formano i virgulti delle nuove. E non vi disorienti il paragone con la ruralità, perché la clientela non è un luogo di arretratezza e conservazione, ma vi si applicano e si ricercano anche, sempre, le tecniche più sofisticate. E allora con la Seconda Repubblica è nata la Clientela2.0, una clientela flessibilizzata, dinamica, al passo coi tempi. Non si concedono più pensioni di invalidità a finti ciechi vita natural durante, ma si chiede l’anima dei cittadini per contratti a tempo determinato. Persa la prospettiva del posto fisso, si è passati all’accumulazione di cariche e prebende molteplici.
Torniamo, però, all’oggetto precipuo dell’analisi. Come si differenziano destra e sinistra in questa antica e sublime disciplina?

La destra, anzi il centrodestra è l’erede di una gloriosa scuola, quella democristiana: efficiente e munifica, non lascia mai indietro nessuno. Dal palo della luce elettrica pubblica danneggiato alla buca nell’asfalto da riparare sotto casa, dall’impiego al figliolo nel “Consorzio Nullità e Parassitismo” all’ingresso in una facoltà di medicina per sua sorella; dal reperimento di un posto-letto per la vecchia zia malata al finanziamento per l’impresa di pompe funebri del cugino, dal certificato di malattia al permesso di circolazione in zona limitata…etc. etc. Immaginate un qualsiasi settore della vita associata, mediato dalla burocrazia, lì troverete una chance per mettere alla prova sagrestani e scaccini dei rappresentanti del popolo. E mai nessuno è rimasto scontento dall’essersi rivolto a un politico del centro-destra per una qualsiasi ghiotta occasione di aggiramento della legge e dei regolamenti.

Il centro-destra, infatti, adotta due dispositivi fondamentali: il primo è la moltiplicazione esponenziale del concetto di “corsia preferenziale”. Tutti abbiamo la possibilità di farcene creare una su misura. Il secondo, correlato alla moltiplicazione di questa forma spuria di facilitazione d’accesso all’amministrazione, è il camuffamento dei diritti nella categoria del privilegio e del favore elargito da mani generose. Così la destra. Così stupendamente la destra.

Nel centro-sinistra la musica cambia e il volto benevolo e paffuto della vecchia volpe democristiana assume i tratti affilati e smunti del lupo spelacchiato che non mangia da settimane. Capirete bene, 40 anni fuori dal governo nazionale, rendono i sensi più vigili e l’avidità più smodata. Così la metamorfosi secondo-repubblicana ha reso gli ex-comunisti particolarmente cattivi. Ma non, come sarete orientati a pensare, con l’avversario, ma con il compagno di partito, quello che non ha mai chiesto niente, che ha provato fino all’ultimo a non accettare il pane in occasione delle distribuzioni gratuite al circo, durante gli spettacoli gladiatorii. Ecco, nei confronti di questo tipo di persone non si effettuano prestazioni. A tutti gli altri sì. A quelli col curriculum peggiore, il posto migliore.

Ma siccome sono nuovi al gioco, i politici di sinistra te lo fanno pesare, il fatto che ti stanno facendo un favore (forse e male e con mille incespicamenti). E in più sono frustrati dal senso di colpa di stare rendendo il mondo un posto peggiore, invece che perfetto, come ci si riprometteva da ragazzi. All’amabilità della carezza cattolico-popolare, si sostituisce la rigida ascesi di stalinistica memoria dell’arruolamento forzato. Ne hanno ancora di strada da fare gli ex-comunisti per scrollarsi di dosso la puzza delle vecchie federazioni!

Infine, per dovere di documentazione, vi cito soltanto e velocemente la famosa variante “laico-socialista”. Né la burbera goffaggine del funzionario comunista ricoperto di funghi della muffa, né l’untuosa e complice accondiscendenza del baciapile, che sa di saponette Atkinsons. Le strade dei socialisti erano lastricate di mani furtive e acqua di colonia. Che classe! Roba d’altri tempi, dei bei tempi andati.

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