Fotovoltaico: il gotha della finanza sulla collina di Sant’Eleuterio

 

Che c’entra la collina “Te Santu Leuteri”, forse il punto più in alto del territorio salentino, con il Milan, la Repubblica, lo spumante Ferrari, le profumerie Limoni, la Cai, le passate amministrazioni di molti degli istituti bancari italiani come Cariplo, con i migliori top manager del Bel Paese come Cirla, Guidi, Boschetti, Cassaro. Che cosa c’entra con la banca locale del Trentino e con Umberto Pellizzari?

Lo ha svelato nell’ultima puntata andata in onda giovedì scorso “L’indiano” la trasmissione d’inchiesta di Telerama, condotta da Mauro Giliberti e realizzata da Danilo Lupo. L’occasione per farlo l’ha data una ispezione della guardia forestale dello stato su ben 8 impianti fotovoltaici che affollano quella collina, furbescamente fatti autorizzare come singoli insediamenti da meno di un megawatt (perciò non tenuti a passare dall’autorizzazione unica, conferenze dei servizi e valutazioni di impatto ambientale). In realtà la proprietà degli impianti è di una sola azienda: la Sphera spa. che, per l’appunto, è il grande contenitore degli investimenti realizzati a titolo personale da amministratori ed ex amministratori delle grandi società di cui sopra. Scorrendo la lista dei soci della Sphera e dei soci della Sopaf spa (che la controlla di fatto) spuntano i nomi. E a loro volta i nomi di altre società o fondi di investimento provenienti dalla Repubblica ceca, da Honk Kong, dal Lussemburgo. Tutti nella Sphera, tutti sulla collina “de Santu Leuteri” a prendere il sole e macinare profitti.

La Sopaf, società che controlla la Sphera al momento delal presentazione dei progetti, poteva vantare un Cda di altissimo livello: Giorgio Cirla (ex ad Interbanca), Guidalberto Guidi (ex ad Finmeccanica), Giancarlo Boschetti (ex ad fiat), Renato Cassaro (ex ad fintecna) , Adriano Galliani (ad Milan). Oggi alla guida della Sopaf c’è Roberto Mazzotta (membro del comitato esecutivo dell’Abi, ex presidente della fondazione Cariplo ed ex ministro Dc), e Alberto Ciaperoni che controlla un fondo, l’ “Adenium Sicav” dal valore di 300 milioni di euro e che risulta a sua volta tra i soci di Sphera. Poi c’è il fondo “Orchid invest” (con sede in Lussemburgo ma posseduto da una ltro fondo di investimento con base in Repubblica ceca), c’è Riccardo Bortolotti (al vertice della Trafigura Energy di Londra), c’è la “Cuneo Associati” (quelli delle profumerie Limoni), Fabio De Rosa (presidente della camera di commercio italiana a Hong Kong), poi la “Helita Fiduciaria”, ritenuta una delle casseforti svizzere di Carlo De Benedetti (editore di Repubblica  e L’Espresso). Socio della Sphera è anche la Lunelli spa (che produce lo spumante Ferrari), la Kalle Limited (società con sede a Hong Kong). Una quota, giusto perché i figli so “piezz ‘e core”, è del figlio di Roberto Mazzotta. Poi in Sphera c’è anche Umberto Nicodano, il presidente del Cda di Valentino Fashion Group (sì, Valentino, il marchio più in della moda italiana nel mondo) e l’ex amministratore delegato delal Fininvest Claudio Sposito, che faceva parte della cordata Cai che ha acquisito la Alitalia (la parte buona di Alitalia). Ci sono i top manager di Axa sim Tancini e Acquaviva, il padrone del cioccolato Venchi, Rolando Polli, la progettista di Sanofi Aventis Ludmilla Romanini, l’ex presidente di Unionfidi Carla Ubertalli, il medico Giuliano Daddi (presidente delal soceità italiana di chirurgia toracica) e Umberto Pellizzari, il campione mondiale di apnea. Poi le quote personali di Boschetti, Ciaperoni e dei fratelli Lunelli (quelli del Ferrari).

Qualcosina la racimola anche Mark Larkin (socio di Colaninno in altre imprese). Per concludere nella Sphera c’è anche il Mediocredito Trentino Alto Adige (banca controllata dalla Regione Trentino dalla Provincia di Trento e dalla Provincia di Bolzano). Tutti sulla collina te Santu Leuteri. Tutti a investire, tramite la Sphera, nel grande affare delle rinnovabili, grazie alla confusa legislazione regionale in materia. E tutti dentro una società che, per il momento, è finita sotto la lente delle forze dell’ordine. E chissà che Sant’Eleuterio non ci abbia messo lo zampino.