20centesimi verso nuovi lettori

E giunse infine il fatidico momento in cui ci avremmo cominciato a porci un altro tipo di questione, riguardo al destino e alla fortuna della versione web di 20centesimi. Dopo aver trascorso i primi giorni dallo scoppio dei moti rivoluzionari (rintanati in redazione) a chiederci cosa e come ci avremmo scritto, su un sito web, siamo passati – con giusto il minimo sindacale dell’ansia da prestazione – a domandarci chi non avrebbe più letto 20centesimi.
A questa domanda ha risposto Francesco Lefons in un suo pezzo di oggi. Non è un mistero che dal 10 maggio, con tutta probabilità, perderemo lo zoccolo duro dei salentini che desiderano fortemente un’informazione e uno stile giornalistico irriverente, fuori dagli schemi e un po’ corsaro, ma desiderano altrettanto fortemente di non dover passare al computer più di 5 o 10 minuti al giorno, e solo se praticamente obbligati dalla moglie in cerca di indirizzi di beauty farm o del post struggente in cui è stato nominato loro figlio, risultato terzo per un soffio a una gara di sputi nei pressi di Frigole. Stiamo parlando di qualche grande vecchio che ancora non può fare a meno di entrare a contatto stretto col pensiero altrui, se non toccandolo con mano sulla carta. Qualcuno di essi è talmente grande – e ne conosciamo personalmente almeno uno – che meriterebbe che fosse stampata fosse anche solo per lui una versione ancora cartacea di 20centesimi.

Ma per tutti gli altri, non perché siano meno grandi, ma forse perché meno coccuti, la speranza che abbiamo è grande almeno quanto loro. Non è pura vanagloria e orgoglio per il prodotto che offriremo, perché magari cliccando una o volta o due sulle nostre pagine non scopriranno solo il nostro modo di vedere la realtà. Ma accederanno a un’altra realtà, magari a partire da un link o, perché no, da un’inserzione pubblicitaria. Se la montagna non va al web, il web va alla montagna. Perché, come giustamente dice uno dei più giovani veri maestri che ho, Gianni Turrisi, il mondo è talmente cambiato negli ultimi 30 o 40 anni, eppure siamo ancora qui, che non sarà il passaggio al web del periodico più stronzo del Salento a cambiare la sostanza di niente.

Unico rammarico: perdere la prestigiosissima possibilità – con tutto il buon marketing gratuito che si è portato dietro – di essere radiati dalle rassegne stampa di Paolo Perrone. Seppure ci delizierà essere il più possibile, magari di straforo rispetto a un massacrante turno di lavoro, sui monitor degli impiegati e sugli iPhone dei dirigenti dello stesso Palazzo Carafa da cui la versione cartacea di 20centesimi era stata bandita. Questo, in seguito alle vicende e alle decisioni di cui potreste sapere tutto, da cima a fondo, se fossimo già sul web, semplicemente cliccando su una o più parole chiave (che vedrete anche in home page, subito sotto le nostre principali categorie, alla voce: “tag”). Sì, ci stiamo già prendendo gusto, al web.

Anzi, crediamo che il web si sia evoluto e diffuso talmente tanto da potersi permettere di andare a occupare degli spazi di riflessione, di approfondimento con una qualità e una quantità che non gli sono state proprie fin dagli albori della sua esistenza. L’informazione sul web non è partita a spron battuto. Abbiamo dovuto aspettare il 2012 per poter vedere citata un’opinione espressa autonomamente ed esclusivamente sulla rete, in italiano, citata dai quotidiani di carta e dalla televisione. Prima di oggi, bene che andasse, il web era un aggregatore più o meno cosmopolita e più o meno brillante di curiosità, di amenità, di ricercatezze che non avevano quasi mai una rispondenza nell’agenda – per fare un esempio – politica di chicchessia. Per molto tempo il web è stato o sperimentazione pura da parte dei grandi o delirio di onnipotenza o esercizi di stile da parte dei piccoli. Il Post di Luca Sofri e Linkiesta di Jacopo Tondelli hanno saputo dimostrare che un web di contenuti di alta qualità, scritto in italiano e senza costi diretti di accesso da parte degli utenti, non solo è possibile, è da fare.

E’ allora un po’ sterile chiederci chi saranno i nuovi lettori che conquisteremo con 20centesimi online. Perché saranno perlopiù persone che non possiamo conoscere ancora, essendo essi o utenti già smaliziati ed esperti del web, ma che non hanno mai potuto avere a che fare con un prodotto come quello che, dal 10 maggio 2011, troverete nelle edicole virtuali che sono i segnalibri del vostro amato portatile o, ancora più feticisticamente osannato, iPhone o iPad. Oppure sono persone che non hanno ancora avuto a che fare col web e che, bontà loro, vuoi perché incuriositi dal vento della novità che comincia una volta tanto a soffiare dietro casa loro; vuoi perché proprio non ce la fanno ad andare avanti col solo Quotidiano, seppure scroccato al bar; vuoi perché sono nostri parenti fino a gradi anche diversamente vicini, cominceranno a saperne di più con 20centesimi. In ogni caso sono persone nuove almeno come vogliamo essere nuovi noi.

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2 thoughts on “20centesimi verso nuovi lettori

  1. Carissimi, benvenuti nel Web così finalmente da esule salentina nella capitale posso leggervi senza piccione viaggiatore o portatori di 20centesimi ingaggiati su gli eurostar Roma-Lecce Lecce-Roma. fatemi vedere cose che noi umani non possiamo immaginare… chessò un Perrone a largo di Orione
    Ma non toglietemi la speranza…non ditemi che dovrò apettare fino al 10 maggio 2012..ditemi che un nuovo mondo è possibile e correggete la data!!!allora domani è un nuovo giorno?
    F

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