Bunga bunga, bunga bunga, bunga bunga

Breve scritto per chi siede sulla sponda sbagliata del fiume, per chi vive nell’errore, per chi pensa che questo mondo sia una valle di lacrime, o si possa reggere sul rispetto dell’altro. Due parole per risollevare i giovani dalle paludi intellettuali della sinistra, per ridare speranza ai disoccupati, per restituire dignità ai meridionali.

Caro sfigato del 3 millennio, ascolta Silvio Berlusconi, i suoi discorsi, le sue allocuzioni private e pubbliche. Sarà un’esperienza del tutto particolare. Non dico che è come fare l’amore. Anzi, non dico che è come fare l’amore nei primi due mesi di passione leggendaria con un nuovo partner, o abbordarne uno sconosciuto in un locale la sera e poi la mattina non ricordarsi neanche come si chiamava. Ma di sicuro è molto meglio che farlo con il proprio congiunto, col quale si è sposati da 25 anni, o della sega numero N all’infinito la sera, prima di andare a letto, consultando qualche sito porno. Se non lo hai ancora fatto, provalo. Sì, se vuoi, prova anche tutte quelle altre cose citate sopra, tranne quella per cui occorrono 25 anni di matrimonio, evidentemente priva del carattere della novità. No, io intendevo prova ad ascoltare un discorso di Berlusconi, in particolare nelle kermesse del suo partito, o di quelli dell’indotto: Lega, Scilipotiani, Avventisti del Settimo Voto, Volenterosi, Responsabili, Neo-Democristiani, Vetero-massoni, Cazzeggiatori del Giovedì e Roba Simile.

Ascoltarlo ti dà la sensazione di vivere in un mondo perfetto, in cui puoi toccare con mano la gloria, il successo, i soldi, le belle donne. Un mondo in cui hai finito finalmente di frequentare il catechismo, di leccare il culo alle più brutte della classe per farti passare il compito di matematica, o di presenziare alle riunioni del collettivo antagonista, con all’ordine del giorno la convocazione di un’altra inutile riunione, aspettando il tuo turno di parlare, in compagnia delle ragazze meno desiderabili del pianeta. Un mondo in cui tutti i freni morali, le riserve al pieno dispiegamento del cinismo, gli scrupoli nell’esercizio illimitato delle proprie passioni sono magicamente scomparsi. Un mondo in cui i tuoi genitori ti carezzano il capo e approvano orgogliosi tutte le nefandezze che puoi aver compiuto: il furto di giocattoli o della pensione del nonno, il sabotaggio del triciclo prima di un Gran Premio, la corruzione del portiere dell’altra squadra a suon di figurine panini di Maldini, l’incendio delle trecce della bambina più carina che non ti ha voluto dare un bacio.

Se l’episteme di Silvio Berlusconi potesse affermarsi con pienezza potremmo dire addio a Freud e alla psicanalisi, ai sensi di colpa, al timore dell’autorità, al rispetto per i sentimenti altrui, all’uso della libertà misurato sulla libertà dell’altro di utilizzarla nella nostra eguale misura; potremmo dire addio alla religione, alle coercizioni, alle istituzioni normative. Se Silvio non fosse intralciato realizzeremmo l’Età dell’Oro, che è la meta di ogni idealismo e di ogni filosofia della storia e di tutti gli utopismi. Potremmo anche ritrovarci il comunismo, senza saperlo!

Tu sei lì, in poltrona, scivolando senza lentezza nello stato di abbrutimento del parassita sociale, mantenuto dallo Stato o dalla mamma, o stai prendendoti una pausa da studi sbagliati, condotti nelle facoltà sbagliate con libri sbagliati; sei lì, stravaccato e accendi il televisore. Ecco quello è il momento in cui ti puoi salvare. Quella redenzione che non ti può venire dalla conversione in una religione esotica, dalla predicazione di un santone con la pancia e senza capelli, può giungerti proditoria e benefica dall’ascolto di un discorso del Premier. In quel momento puoi capire tutto, ricondurre tutte le contraddizioni della società che ti straziano le carni e ti impediscono di trovare la piena realizzazione all’azione occulta di nemici invisibili o che fino al momento prima non ti sembravano così decisivi: la magistratura, i comunisti, gli interisti, gli arbitri, le amiche col culo grosso. Poi ti sembra di aver capito tutto, di essere stato reclutato tra i buoni, di essere stato ammesso a un club esclusivo, di avere in tasca un master di Publitalia da 30 mila euro e in attesa sull’altra linea la chiamata di un top manager che ti offre un lavoro a New York nello stesso palazzo in cui vivono Cameron Diaz e Paolo Perrone.

E tutto il resto scompare magicamente. Precarietà, guerra, terrorismo, crisi economiche, omicidi in famiglia, il mal di schiena, il deficit pubblico e la difficile digestione della peperonata di tua suocera, tua suocera. Non esiste più niente di spiacevole e di sbagliato. E quel poco di dolore che è rimasto puoi scacciarlo con un gesto della mano, pronunciando una sola magica parola come un mantra apotropaico: bunga bunga, bunga bunga, bunga bunga.

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