Un Festival del Cinema Europeo ancora più italiano

Sarà un Festival Europeo del Cinema leggermente meno europeo e più italiano del solito, ma sarà comunque una ricchissima rassegna quella organizzata a Lecce, nei giorni dal 12 al 16 aprile, dall’Associazione Culturale “Art Promotion”. Siamo alla 12esima edizione del Festival e, rispetto allo scorso anno, non è mutata solo la sala cinematografica che ospita le proiezioni e gli incontri – da Santalucia a Multisala Massimo – ma anche la capacità degli ideatori di non investire più in un solo paio di grossi nomi internazionali – pur fisicamente presenti – per poi rilassarsi talmente in fase di stesura del programma e nell’impegno giorno per giorno, da registrare sale semivuote e bocche aperte (a volte per l’emozione di trovarsi di fronte Costa Gavras, ma più spesso per il sonno).

Piuttosto, quest’anno appare chiaro, fin dalla prima scorsa del monumentale pdf con orari, nomi e titoli, che l’obbiettivo da parte dei curatori sia stato primaditutto quello di tenere costantemente alta l’attenzione del pubblico, su un cartellone molto concentrato e organico, piuttosto che dispersivo e inconcludente.
I temi conduttori di quest’anno sono l’esplorazione di nuovi volti del cinema italiano (Riccardo Scamarcio, sempre più caro a questo Festival e agli organizzatori di eventi leccesi) e due rassegne monografiche su due figure cardine, ancora una volta italiane, estremamente carismatiche e significative: due simboli lampanti del nostro cinema di qualità che non fa compromessi. Il primo dei quali riesce a fare i conti sempre più anche col pubblico di massa (anche perché diretto da maestri del racconto per immagini come Paolo Sorrentino e Andrea Molaioli), ed è il caso dell’attore Toni Servillo. Che riceve l’omaggio tradizionale del Festival di Lecce, dopo Ugo Tognazzi, Carmelo Bene, Giancarlo Giannini, Fabrizio Bentivoglio, Virna Lisi, Lucia Bosè, Valeria Golino, Michele Placido, Margherita Buy e Carlo Verdone. Che è composto da un kit con: mostra retrospettiva del meglio della filmografia; mostra fotografica dedicata; monografia a cura di Enrico Magrelli, prodotta dal Festival del Cinema Europeo, realizzata in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia (edita come sempre da Besa).

Il secondo caso è quello dello straordinario regista Emidio Greco, che si gode la sua nicchia di simbolo vivente del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, ormai senza troppo curarsi del fatto di dover coprodurre con l’Ungheria e di vedere apprezzati solo oltr’Alpe i suoi diversamente puntuali capolavori (come “Il consiglio d’Egitto” del 2002, tratto da Sciascia). Ne fa in media uno ogni 6-7 anni, ma bisogna ammettere che, nonostante il fatto che il corto “Gita a Santo Stefano” sia uscito solo nel 2009, e sia stato un indimenticabile caso di docufiction – due ore quasi in tempo reale di gita in barca da Ventotene a Santo Stefano – già “Notizie dagli scavi”, del 2010, sia uno struggente racconto di vita e prostituzione, con Ambra Angiolini che tocca l’apice della sua carriera d’attrice e arricchito pure dall’interpretazione di Iaia Forte. Tutta la filmografia di Emidio Greco, inclusi naturalmente anche questi titoli, sono in programmazione fra le cinque sale del Massimo, da oggi fino a sabato (per maggiori informazioni c’è l’ottimo sito web del Festival, all’indirizzo www.festivaldecinemaeuropeo.it).

Scamarcio potrà poco contro questi due mostri sacri, che non bloccheranno il traffico di via XXV Luglio, ma faranno di peggio coi cuori e gli occhi degli spettatori più motivati: quelli che pagheranno ciascun biglietto, con tanto di prenotazione per le date più hot (sicuramente, le proiezioni con Servillo in sala).
Completa il quadro l’immancabile concorso vero e proprio: quello fra dieci film europei in lingua originale, in anteprima nazionale, selezionati da Cristina Soldano e votati dalla giuria composta da Paulo Branco, Alberto Barbera, Giuseppe Battiston, Elizabeth Missland e Marina Sanna.

Mezza famiglia Verdone (Carlo, Luca e Silvia) sarà inoltre presente a Lecce nei giorni dei Festival. Sarà dunque possibile imbattersi nell’ipocondria da ristorante “straniero” di Carlo in uno è più esercizi salentini. Dio solo sa cosa aspetta i poveri gestori. Già gettonatissime, per la loro semplicità e per il passaparola fra artisti che da sempre le favorisce “Le zie” di via Colonnello Costadura.
Una curiosità solo per leccesi doc. Non sono che sei i film che portano la firma di Luca Verdone (il fratello solo regista di Carlo), ma uno è più salentino che mai: “Il miracolo di Sant’Oronzo”. Un quasi remake di “Operazione San Gennaro” ambientato a Lecce in cui Sant’Oronzo in persona sventa un furto dei tesori contenuti nel nostro Duomo. Stracult.

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