E il Pd riprende il filo del Mezzogiorno

L’assemblea dei democratici del Sud che si svolge a Bari il 9 e 10 aprile giunge nel momento più opportuno.
Intanto perché dopo anni di pericoloso “oscurantismo” oggi il Mezzogiorno torna al centro della generale attenzione.
Lo stesso Tremonti ha ammesso che solo nel Sud è prevedibile un consistente aumento della ricchezza nei prossimi anni.
Secondo il suo schema, questo sarebbe possibile tornando a centralizzare decisioni e risorse.

Ma principalmente ricostruendo una presenza dello Stato in economia e principalmente nel sistema bancario, capace di rendere operative le decisioni della cabina di regia romana
A questo dovrebbe servire la nuova Cassa depositi e prestiti, oggi uno strumento usato dagli enti locali per prestiti a mutuo agevolato, domani una vera e propria banca.
Insomma siamo tornati alla vecchia Iri (lo strumento che coordinava le partecipazioni dello Stato nell’immediato dopoguerra), che certo partì da una felice intuizione di numerosi economisti di area cattolica, ma che fu alla fine travolta da drammatici fallimenti.

Torna a parlare di Mezzogiorno il mondo confindustriale italiano.
E comincia a scommettere sulla ricostruzione del Nord Africa e sulla necessità di rafforzare i già consolidati rapporti tra i paesi del Mediterraneo.
Si occupa del Mezzogiorno il Pdl, dove 62 parlamentari hanno deciso di mandare un segnale politico inequivocabile a Bossi e a Berlusconi.

“Attenzione, dice Alemanno (l’ispiratore del documento), che l’elezioni si vincono o si perdono al Sud”. Lo stesso premier ha cercato di ritessere una rete di consenso con i parlamentari meridionali.
Ha fortemente voluto come ministro un chiacchieratissimo deputato siciliano e ha detto chiaramente al povero Fitto che non andrà mai più contro la Poli.
Insomma si muovono tutti “verso Sud”. Ora tocca al Pd.
Da tempo, su questi temi, sembra completamente paralizzato.
Tramontata l’epoca bassoliniana, il gruppo dirigente del Pd sembra aver rimosso la questione del meridione.
Qui spesso appare un partito diviso e rissoso; prigioniero più dei vecchi “padroni delle tessere” che esaltato da un comune progetto politico.

Nasce da qui la difficoltà di comporre in una comune iniziativa politica le tante preziose energie che si sono formate sul territorio.
Che spesso si sentono estranee dalle decisioni importanti.
Insomma un partito che corre un serio rischio; che mentre il Sud ritorna centrale nell’agenda nazionale (ed europea) a scriverne la storia siano altri protagonisti.

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