Lecce, non solo ragionieri

Da quanto tempo Lecce non sogna più? Da quanto tempo la città non ha un progetto? Da quanto tempo la politica non ne offre uno? Da quanto tempo il centrosinistra è opposizione? E da quanto tempo il centrodestra governa questa città senza doversi minimamente preoccupare di progettare un senso di sviluppo?Schiacciati sulle preoccupazioni di far quadrare i conti, i politici leccesi di maggioranza e opposizione si sono dimenticati di spiegare ai leccesi cosa sarà di Lecce tra qualche anno.  Il centrodestra nicchia nel suo crogiuolo di certezze elettorali, il centrosinistra si oppone come fosse un barboncino isterico che abbaia ai postini – quelli veri e quelli immaginari – senza dare alternative di ampio respiro.

A un anno dalle Comunali tutto è ancora schiacciato al presente indicativo: questione di bilancio. Ecco allora i ragionieri Attilio Monosi da una parte e Antonio Torricelli dall’altra diventare interlocutori fondamentali del pubblico dibattito leccese. Per il resto ci si arrangia. Politica, se ci sei batti un colpo.L’amministrazione comunale ha trasformato la città in un cantiere. Lavori, scavi, rotatorie. Tutto fa brodo pur di dare l’impressione che qualcosa si muove. Così ecco avveniristici progetti della “città che sarà” elargiti con straordinaria tempistica – quasi a cadenza settimanale – alla stampa. Annunci, tanti annunci, ma sotto il vestito niente. O poco, o pochissimo.

Alternative cercasi, ma non trovansi. Il bilancio del Comune di Lecce è al tempo stesso il punto di partenza e di arrivo di qualsiasi alternativa politica. Ci si aggroviglia attorno al bilancio. Giusto, doveroso, ma è roba da ragionieri. Benedetti ragionieri. Politica, se ci sei batti un colpo e fatti sentire, fatti vedere. Facci sognare.C’è chi parla di primarie. Il centrosinistra forse farà le primarie: processo di partecipazione democratica. Bene. Di cosa parleranno gli aspiranti sindaci del centrosinistra? di bilancio? di via Brenta? della Cassa DD.PP. e dei mutui? Oh my God, I want a dream.Le primarie possono non servire a niente o possono essere il mezzo per risvegliare i sogni della bella cittadinanza addormentata nel bosco dell’indifferenza. Sono fondamentali, ma non per grazia ricevuta. Anche le primarie, bontà loro, hanno bisogno di contenuti per avere una dignità civica e politica, per avere senso. Democrazia partecipata a tutti i costi? anche no, se dev’essere solo una scelta tra nomi di battesimo differenti. Anche le crocette bisogna centellinarle in tempi di crisi economica. E culturale.

Vendola, in materia di primarie, ha fatto scuola e se fossero un fatto giuridico avrebbe fatto giurisprudenza. Ha dimostrato che dopo le primarie, la vittoria alle secondarie può diventare quasi una logica conseguenza, se a giustificare una retorica fluente ci sono dei contenuti. Persino nella neofascioborbonica Lecce, dove il governatore ha preso il 45,7 per cento contro il 40,10 per cento del suo avversario di centrodestra. Eppur si muove, disse l’uomo che guardava le stelle. Vendola, però, non fa il ragioniere, non lo ha mai fatto. Di loro si serve semmai, come il sovrano a corte riunisce i suoi fedeli specialisti: dottori, consiglieri, giullari, cardinali, streghe, stregoni, poeti e musicisti. Rocco Palese, il suo avversario, è un ragioniere, un ragioniere della politica. Vendola, più dei leccesi, ha capito che fare di Lecce. Ecco a noi l’Italia wave love festival, festival rock in terra di pizzica, di lirica e di Amici di Maria De Filippi. Non piacerà a tutti, ma è un’idea, risponde a un’opportunità. Vedremo.Ieri Carlo Salvemini ha posto tre domande a Monosi in un intervento pubblicato a pagina 15 del Quotidiano. Su cosa? sul bilancio. Tre domande. A Monosi. Chi? Attilio Monosi. Ah sì, l’assessore al Bilancio (sic!), il passatempo preferito di Antonio Torricelli.Scusate, da quanto tempo Lecce non sogna più? Da quanto tempo le periferie della 167 sono bacini elettorali per il centrodestra? Da quanto tempo si continua a dissentire senza proporre?Tre domande a Monosi valgono quanto tre domande allo specchio. Non inutili, anche sensate, certamente doverose, ma sostanzialmente inutilizzabili al di fuori della propria immagine riflessa.

Non è a Monosi che bisogna chiedere conto del perché Lecce non sogna più, del perché non esiste una prospettiva dichiarata della città oltre la retorica. Bersaglio sbagliato. O giusto, se è solo di bilancio che si parla.A Lecce chi dovrebbe far politica litiga: da vicino, a distanza, a mezzo stampa. Fa rotatorie o fa i gazebo. Da sempre. E lo fa anche adesso che alle elezioni manca solo un anno. Il centrodestra fa rotatorie, il centrosinistra fa i gazebo.Ma adesso serve un sogno, serve per davvero. Serve dare un buon motivo ai cittadini per andare votare; non si può tirare a campare tra un senso di marcia invertito e un piano traffico che non esiste. Serve un sogno e non c’è crisi che tenga: sognare, dicono, non costa niente. Ma qui i soldi non contano. Conta la politica. Conta interpretare un’alternativa, offrire una prospettiva, affrancarsi dal presente. E dai ragionieri. I want a dream, not only accounts.

 

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