Se il verde, il bianco e il rosso restringono la destra

A me sembra che questa storia dell’Unità d’Italia sia alla fine diventata una ricorrenza sempre più “stretta” per il Centro destra italiano.

Prendiamo la Lega; ha tentato in tutti i modi di depotenziarne gli aspetti simbolici.

Ha schierato i suoi Ministri contro la decisione di fare del 17 Marzo un giorno di Festa nazionale.
E credo che sia stata quella l’unica volta che i ministri della Lega siano stati messi in minoranza in una riunione del Governo.

Ha poi tentato di insolentire qui e là il diffuso sentimento “nazionale”, ritagliandosi però un ruolo marginale e in alcuni casi persino farsesco.

Esattamente l’opposto delle ambizioni leghiste di rappresentare il perno della politica italiana nel dopo Berlusconi.

Ma è in imbarazzo anche il Premier.
Comprende di non avere alcun ruolo; è come se stesse al centro di una festa senza essere stato invitato.

Mentre il cardinale Bertone, consegna al presidente Napolitano, un messaggio del Papa sull’Unità del Paese, lui è costretto a raccontare dettagli imbarazzanti sulle sue prestazioni sessuali.

Gli stessi nazionalisti estremi, come il ministro La Russa, sentono che il clima culturale che questa festa sta richiamando non ha molto a che fare con la retorica nazionalista di tradizione fascista.

Non sono passati tanti anni da quando, quelli come me, se vedevano in lontananza tricolori al vento, e sentivano l’inno di Mameli, indossavano i caschi e alzavano i bastoni.

Non c’è narcisismo, in questo; solo stupore.

La meraviglia che l’idea nazionale può essere tradotta in altre lingue.
E che quella che stanno parlando i nostri compatrioti ci sembra finalmente la nostra.

E’ un sentimento che nasce dalla percezione che tanti elementi fondativi che appartengono al nostro bellissimo Risorgimento, continuano a evocare simboli vivi, a raccontare storie attuali.

Certo non mancheranno i tentativi di affossare nella retorica anche questa celebrazione.
Un rito politicamente corretto; ma morto.

Un pò la “messa cantata” di Fitto e Perrone al Politeama l’altra sera.
Oggi questo è più difficile perché se si vuole interpretare quello che sta accadendo non servono i gesti della politica ma i sentimenti che li motivano.

E’ il bisogno laico di “risorgere”.
Come chi sente intollerabile la vergogna di quello che questo Paese, le sue giovani generazioni, stanno subendo.

Per questo Berlusconi non potrà mai festeggiare con noi.

Perché lui è un uomo che non conosce “la vergogna”.

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