Arriva la santa alleanza Mantovano-Alemanno

Domenica Alfredo Mantovano è stato nominato coordinatore politico di Nuova Italia, la fondazione di Gianni Alemanno. Un matrimonio nell’aria da tempo, che la nomina di ieri sostanzia come un legame indissolubile tra i due. Compito di Mantovano sarà organizzare sul territorio una rete di circoli e sezioni, di militanza e di attivismo locale. Il progetto di lungo respiro del sindaco di Roma – in pieno tramonto del berlusconismo – è la costruzione di una rete protettiva che salvi dalla caduta del leader del Pdl la sua corrente politica. Che è anche culturale e che ha tutte le carte in regola per restare in piedi, nel futuro, come opzione non marginale.

Nuova Italia, nata nel 2003, si assegna un compito difficile: “Valorizzare e diffondere presso il più vasto pubblico la cultura popolare, comunitaria, tradizionale e nazionale, i valori della civiltà italiana, mediterranea ed europea e le forme espressive di ogni genere di identità comunitaria affermando gli ideali della solidarietà, della partecipazione e della sussidiarietà”. Una destra identitaria, dunque, legata a doppio filo con la Chiesa cattolica a tutela del diritto delle gerarchie di incidere sulla vita politica e sociale del Paese (questa è la “sussidiarietà”). Mantovano, con questi intenti, va a nozze, appunto. E lo fa da esponente autorevole di Alleanza Cattolica, associazione (e misterioso potentato) che ha il suo motto in “Per la maggior gloria di Dio, anche sociale” e uno dei suoi riferimenti in Pio XII, il papa che secondo la storiografia corrente evitò di schierarsi apertamente contro il fascismo, il nazismo e ciò che ne conseguì.
Come un piccolo e rinnovato Msi, solo un po’ più clericale, Nuova Italia farà da contraltare ai progetti di destra moderna di Gianfranco Fini. E se “il Pdl si dilata” darà battaglia, come spiega lo stesso Mantovano in una intervista pubblicata ieri dal quotidiano romano “Il Tempo”, in qualità di “luogo culturale” per pensare a “nuove politiche a sostegno delle famiglie italiane e alle nuove regole di convivenza sociale”.

Come un nuovo “modello italiano” delle politiche sull’immigrazione: “Dobbiamo convincerci – spiegava sulla Gazzetta del Mezzogiorno Mantovano una settimana fa – che l’immigrazione pone a rischio le società che non riescono a mantenere in modo chiaro e deciso la propria identità”. Ma anche sui cosiddetti temi etici: testamento biologico, riconoscimento delle coppie di fatto, matrimoni gay. Tutte bestemmie per la nuova destra di Alemanno e Mantovano che, grazie al primo, cerca di caratterizzarsi come “popolare” e aperta alle istanze sociali e grazie al secondo mantiene dritta la barra su un radicalismo etico di strettissima osservanza cattolica che dovrebbe – dovrebbe – garantire il consenso delle gerarchie vaticane.
Questa destra, in crescita in Puglia e nel Salento, dove Mantovano ha la sua base e le sue radici, non ha molto a che fare, se non per ragioni di opportunità, con il berlusconismo e le sue pratiche. Piuttosto, attirata dall’odore del sangue dei vari figli dell’era dell’ottimismo, politicamente moribondi, aspetta il momento giusto per avventarsi su di loro e accreditarsi politicamente come centrodestra “puro”.

Intanto cerca di fare lavoro culturale dalle postazioni che occupa: a Lecce partecipa ai convegni delle giovanili neofasciste, sdoganandole; sopprime i treni della memoria per imbastire i treni per le foibe in chiave anticomunista; depotenzia l’idea del Salento come Terra dell’accoglienza dell’incontro tra le culture migranti (vedi Capodanno dei popoli). Poi si allea con Poli Bortone e Io Sud per mettere in difficoltà ancor più evidente gli ex democristiani come Fitto e compagni. Per il dopo Perrone, per esempio, a Lecce è già pronto a scendere in campo Saverio Congedo o lo stesso Mantovano. Comunque gente della loro area.
La nomina di Mantovano a coordinatore nazionale dei circoli della Nuova Italia non fa altro che rafforzare, a livello locale e nazionale, l’idea che dietro questa corrente “culturale” ci sia un movimento politico nuovo di zecca, pronto a proporsi alla nazione disorientata dalla fine del berlusconismo. E che è già in grado di contarsi: “20 parlamentari, 35 consiglieri regionali e numerosi amministratori territoriali”. Altro che destra moderna. Il duo Alemanno-Mantovano, stando così le cose, potrebbe un giorno farci rimpiangere l’epoca in cui, per il Pdl, a fare il bello e il cattivo tempo erano Bersluconi a Roma e Fitto a Lecce.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *