Turismo, con il rock aumenta l’offerta. Ora tocca alle imprese

Che l’Italia Wave Love Festival rappresenti una grande opportunità di visibilità per il Salento è un fatto scontato. Così come scontato è che nei quasi quattro mesi e poco più che ci separano dall’evento Regione Puglia, Provincia e Comune di Lecce lavoreranno al meglio per garantire un’organizzazione impeccabile. L’incognita vera è un’altra, ossia: è pronta la pancia imprenditoriale del territorio a trasformare l’ennesima opportunità che oggi viene offerta dalla politica in un elemento economicamente rilevante?

Così com’è, probabilmente no. In questo senso ospitare il festival rock più importante d’Italia rappresenta una sfida per il tessuto imprenditoriale salentino, chiamato a una prova di maturità cruciale. Non tanto per i quattro giorni in questione (14-17 luglio), quanto più per il significato economico che essi assumono in un contesto di sviluppo del territorio.

Esiste, cioè, un effetto alone intorno a eventi di questa portata che va valutato al di là del tornaconto immediato e al di là del singolo target di riferimento cui si rivolgono. Si prenda a esempio il fenomeno Taranta. Al di là del numero di persone che affollano Melpignano la sera del concertone, ciò che conta davvero è l’efficacia che la pizzica, i tamburelli, la danza, hanno nella costruzione dell’immaginario del Salento anche in coloro che non ascoltano musica, non prenderanno mai in mano un tamburello, né tanto meno decideranno di perdere un solo minuto della loro vita in qualsiasi forma di danza. Lo stesso dicasi per l’agroalimentare (e per i tanti momenti di visibilità più o meno efficaci costruiti su misura di questo comparto), per il turismo balneare, per quello campestre e per quello storico-architettonico.

Un evento come l’Italia Wave Rock Festival – che di per sé veicola l’immagine di un territorio giovane, sfrontato, sufficientemente rockettaro – a suo modo alimenta la percezione di un territorio complessivamente dinamico, di un posto in cui è bello andare anche per chi il rock ‘n roll lo confonderebbe con un piatto tipico californiano. Insomma, ognuno di questi momenti di visibilità contribuisce a fare del contenitore – il Salento – un prodotto appetibile per tutte (o quasi tutte) le esigenze. La domanda è se accanto a questa crescita di contenuti cresce di pari passo la capacità del contenitore di assorbirne gli effetti benefici. Il rischio, per intendersi, è quello di costruire un gigante dai piedi di argilla là dove i piedi d’argilla sono quelli degli imprenditori.

Ne si ha contezza provando a uscire per un solo istante dalla solita retorica che vuole la politica impreparata e assente, sprecona e incapace di assistere le esigenze del territorio. Ebbene, quanto allo sviluppo turistico del Salento, settore in cui da una quindicina d’anni a questa parte le amministrazioni locali hanno affinato l’efficacia delle loro politiche, i ritardi più significativi si registrano in gran parte nell’incapacità imprenditoriale di affrontare il progressivo aumento della domanda. La logica dominante è ancora quella del “spennare il pollo finché è possibile”. Provare per credere.

Se alla politica spetta il compito di fornire contenuti e servizi base ed è doveroso lamentarne le mancanze, all’impresa privata spetta il compito fondamentale di capire e rendere efficiente il contesto, rilanciando il tutto in termini qualitativi.
Visto da questo punto di vista, l’edizione salentina dell’Italia Wave Love Festival potrà o rimanere quello che è e che sarà ovunque di sposterà – vale a dire un raduno per amanti del rock e dintorni – o trasformarsi in un evento in grado di incidere sul benessere del territorio. Cari imprenditori, questa volta la politica il grosso l’ha fatto.

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