Quel centenario, il Sud e i cattolici di una volta

Leggo che la celebrazione dei centocinquanta anni dell’unità d’Italia è motivo di nuova polemica tra il Presidente Napolitano e la Lega.

Cominciamo bene.
La cosa più triste è che la discussione non riguarda temi di approfondimento teorico sulle radici del Paese.
Non so, l’apporto del federalismo di Cattaneo, nel processo unitario; o le ragioni del centralismo sabaudo ispirato da Cavour e Crispi.

No; il professor Bossi e quell’altra banda di raffinati intellettuali leghisti, che lo circondano, hanno deciso, semplicemente, che non si celebra nessuna unità d’Italia se prima il Parlamento non approva i decreti attuativi sul federalismo.

Povera Italia, allora.
Che ci piaccia o no sarà questo il tema, anacronistico, che caratterizzerà l’anno delle celebrazioni.
Si parlerà d’Italia unita, a partire dal venir meno delle ragioni della sua unità.
***
Pochi, credo, ricordano le celebrazioni del centenario (quelle del 1961).
Ed è un male.
Anche quelle si svolsero intorno ad un tema dominante.
Ma era quello del Mezzogiorno.

E lo sforzo teorico di quel periodo era rivolto a approfondire le ragioni culturali, economiche e sociali che rallentavano l’integrazione di quella parte del paese nel contesto nazionale.
I convegni, su questo tema si moltiplicavano.

E questo, nonostante il fatto che proprio in quegli anni il Nord ribadiva (anche in maniera spietata) la sua obiettiva “superiorità economica”.
Perchè furono gli anni della maggiore immigrazione, quella di dimensioni bibliche, dal sud al nord del nostro Paese.

Ma la narrazione di quegli anni non si concentrava sul richiamo del benessere.
Non era la Fiat di Torino nè la Pirelli di Milano a rappresentare quel Paese..
Tutta l’Italia si riconosceva, invece, nelle storie di straordinaria umanità raccontate nei loro film da De Sica e Visconti.

L’egemonia culturale nel nostro Paese la faceva il sofferto volto di un giovanissimo Alain Delon di “Rocco e i suoi fratelli” e non l’incomprensibile biascichio di Umberto Bossi.
Insomma era il Sud il tema dell’Italia.
***
Ed era l’Italia del “boom”.
Ma a questa crescita economica le migliori intelligenze del mondo cattolico dedicarono convegni e riflessioni rimaste insuperate.

Andassero i dirigenti della Cisl attuale a rileggersi le analisi dell’Università cattoliche sui modelli di sfruttamento in fabbrica e suoi nuovi diritti individuali sulle catene di montaggio.
Non dico Don Sturzo o Dossetti, ma sarebbero sufficienti anche i libri sul cristianesimo sociale del professor Amintore Fanfani.

Un filone culturale ricchissimo che ispirò poi la nascita della Fim-Cisl e da li quello straordinario esempio di sindacalismo moderno che fu la Flm.
Insomma la storia di una politica vera.

Quella che covava ancora l’ambizione di porre limiti e controlli al profitto e indicare un modello di sviluppo coerente con i principi costituzionali.
Ma di tutto questo per favore non dite nulla a Marchionne.
Potrebbe insospettirsi.

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